lunedì 14 dicembre 2020

"VENEZIA E IL FUTURO DEL PIANETA", STASERA IL DOCUMENTARIO (APOCALITTICO?) DI NATIONAL GEOGRAPHIC SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Andrà in onda per la prima volta questa sera, 14 dicembre, dalle ore 20.55 sul canale National Geographic (Sky 403), il documentario “Venezia: il futuro del pianeta”. Si tratta di una produzione originale italiana dedicata a Venezia, alle minacce che incombono sulla città e alle speranze sul suo futuro: dalle maree straordinarie del novembre 2019 alla “prima volta del Mose”, dai cambiamenti della morfologia lagunare all’innalzamento del livello del mare, il documentario solleva numerosi interrogativi sulla salvaguardia di Venezia -e con essa di tutte le città costiere del mondo- e prova a dare alcune risposte.
«Venezia è un laboratorio naturale per studiare i cambiamenti climatici - commenta lo scienziato del clima del CNR Antonello Pasini - e dà il segnale di allarme per quello che avverrà alle coste di tutto il mondo». Una riflessione che parte dalla specificità di Venezia per arrivare a una visione d’insieme dei cambiamenti a livello globale nei prossimi anni, e che fanno del capoluogo veneto il simbolo perfetto per la lotta al cambiamento climatico.
Oltre ai dati scientifici, il documentario offre immagini inedite e una narrazione emozionale in grado di coinvolgere anche chi è più restio ad approfondire numeri e grafici: «Venezia è il primo luogo al mondo che ha permesso di capire come combattere i cambiamenti climatici» spiega Luca Zaggia, geologo e ricercatore del CNR. E la città d’acqua, infatti, è il luogo dove sorgerà il Centro Internazionale di Studi sui Cambiamenti Climatici istituito con il decreto legge "agosto", parallelamente all’Autorità per la laguna e il Mose.
Proprio il sistema di barriere mobili occupa una parte centrale di “Venezia: il futuro del pianeta”: «Venezia è al sicuro in un ottica di breve periodo - continua lo scienziato Zaggia - ma con il continuo aumentare del livello marino, le chiusure del Mose saranno sempre più frequenti. Ci saranno cambiamenti notevoli e la laguna potrebbe diventare un lago stagnante. Nell’ottica di lungo periodo bisogna trovare altre soluzioni».

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