martedì 2 febbraio 2021

RECOVERY PLAN PER VENEZIA? FINORA SOLO INDISCREZIONI: LA MINORANZA SI SENTE ESCLUSA E CHIEDE UNA SEDUTA STRAORDINARIA

Un piano per l’area metropolitana di Venezia da 3 miliardi e 800 milioni, di cui si sa poco o niente. Sarebbe quello elaborato dal sindaco di Venezia e dal suo gabinetto, senza coinvolgere né il consiglio comunale né quello della Città Metropolitana, e del quale ad oggi emergono nella carta stampata solo alcuni stralci, attraverso indiscrezioni. Ma le opposizioni compatte non ci stanno e, su iniziativa di Marco Gasparinetti della lista Terra e Acqua e Gianfranco Bettin di "Venezia Verde e Progressista", hanno già raccolto le firme necessarie per richiedere una seduta straordinaria del consiglio comunale, attorno ai progetti del Recovery Plan per la città.
Una questione di metodo, ma non solo: «È un’occasione unica per ridisegnare Venezia», spiega Marco Gasparinetti, che nel merito ha indetto oggi una conferenza congiuntamente con il Gruppo 25 Aprile. «Dobbiamo volare alto e per farlo è necessario e inevitabile non solo un confronto istituzionale, ma anche con l’intelligenza collettiva della città». Sarà infatti proprio il Gruppo 25 Aprile a promuovere alcuni incontri, se possibile in presenza oppure "virtuali", per stimolare un dibattito pubblico non solo politico, ma anche tra le forze civiche propulsive della città, dalle università alle associazioni, dai gruppi ai comitati. Un concorso di idee per non perdere l’irripetibile occasione dei finanziamenti europei legati al piano Next Generation EU.
«È necessario un modello di sviluppo differente - continua Gasparinetti - che magari parta proprio dalle aree di crisi complesse di Murano, Marghera, dell’Arsenale e dagli straordinari spazi pubblici disponibili in città, dall’ex Telecom Future Centre all’ex ospedale Umberto I, solo per citarne alcuni. Un piano che renda Venezia meno dipendente dall’economia turistica». Emblematico il caso del Lido, ancorato alla visione monoculturale dal piano dell’Agenzia Sviluppo Venezia e, a quanto pare, al momento escluso dai progetti del Recovery Plan nonostante le innumerevoli opportunità (dalla Batteria di Ca’ Bianca alla ex Caserma Pepe) di sviluppare un’economia diversa nell’isola.
Per il piano europeo non esistono quote strutturali: i progetti passeranno da Roma e saranno approvati, tra quelli cantierabili, dalla Commissione Europea. «Abbiamo tempo fino al 30 aprile per discutere del piano», conclude Gasparinetti. «Tre mesi per ridisegnare il futuro della città. Il sindaco non avrà né l’ultima né la penultima parola: si spera in un confronto aperto, ma in caso contrario promuoveremo direttamente i nostri progetti al governo e poi a Bruxelles».

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