Un’assemblea pubblica per comprendere quale sarà il futuro dell’ospedale Civile di Venezia e dei servizi socio-sanitari del territorio. Questa mattina associazioni, tra le quali Venessia.com e Movimento per la Difesa della Sanità Pubblica Veneziana, cittadini e alcuni rappresentanti delle istituzioni locali si sono incontrati in campo San Giovanni e Paolo per riportare l’attenzione attorno al tema quantomai attuale della riduzione dei servizi sanitari, in laguna sempre più a rischio persino nelle funzioni basilari.
All’origine della questione c’è, ancora una volta, lo spopolamento della città d’acqua. Con la popolazione dell’isola scesa sotto la soglia dei 51mila abitanti, secondo le associazioni investire nell’ospedale Civile di Venezia è sempre meno “conveniente” per l’ULSS 3. Di qui la tendenza, ormai di lungo periodo, a eliminare gradualmente i reparti in favore di ambulatori che fanno riferimento all’ospedale all’Angelo, di contare più primari a “scavalco” -cioè sia a Mestre che a Venezia- ovvero 18, che non impiegati a tempo pieno in laguna (11) e una lunga serie di tagli, dai posti letto scesi da oltre 400 a 310 in pochi anni, al numero dei medici, la maggioranza dei quali pendolari dalla terraferma, con tutti i problemi logistici che ne conseguono.
«Vogliamo che si possa rendere attrattivo lavorare qui», dichiara Salvatore Lihard del Movimento per la Sanità Pubblica Veneziana. Gli fa eco Bruno Malagutti, presidente del Centro per i Diritti del Malato: «Perché un medico giovane dovrebbe venire a lavorare a Venezia? Quali prospettive professionali, quali stimoli può offrire quello che sta diventando un “ospedaletto” senza specializzazioni?». Nel frattempo la città storica perde circa tre residenti al giorno, e la sfida per invertire la tendenza è sempre più difficile. «Se questa città non offre una serie di servizi, inclusa la sanità, non se ne esce», chiosa il presidente della Municipalità di Venezia, Marco Borghi.
sabato 24 aprile 2021
venerdì 23 aprile 2021
SCIOPERO DEI DIPENDENTI DI ACTV: BLOCCATI BUS E PONTE DELLA LIBERTÀ, DIGOS PRONTA A SGOMBERARE, IL DIRETTORE NON SODDISFA
Tensione in piazzale Roma a Venezia, dove alle 12 si sono radunati circa duecento dipendenti della holding AVM, che col marchio ACTV gestisce il trasporto pubblico a Venezia e nell'area metropolitana.
L'agitazione è stata indetta dal sindacato SGB per protestare contro la disdetta unilaterale, da parte dell'azienda, degli accordi integrativi di secondo grado riguardanti i compensi (disdetta slittata a luglio) e l'organizzazione del lavoro con ferie, riposi e turnazione.
Ieri avevano aderito, anche se non formalmente, i sindacati confederali dei trasporti di CGIL, CISL e UIL. I lavoratori hanno dapprima bloccato uno dei pochi autobus circolanti, condotto da un collega che non aveva aderito allo sciopero.
Questo è stato l'elemento scatenante dell'escalation, che ha raggiunto il culmine poi -mentre un delegato stava esponendo le ragioni della protesta- quando i manifestanti si sono improvvisamente incamminati verso il ponte della Libertà, occupandone il suolo fino al distributore di carburanti, e chiedendo di parlare con il prefetto Vittorio Zappalorto e con il sindaco.
La zona è stata presidiata dagli agenti della DIGOS, che hanno deviato il traffico verso il Tronchetto, e attorno alle ore 14 hanno minacciato di sgomberare l'assembramento.
La trattativa con i sindacalisti di SGB ha fatto sì che i lavoratori rientrassero a piazzale Roma, dove li ha raggiunti il direttore generale dell'azienda Giovanni Seno, che ha parlato a lungo con i vertici delle sigle coinvolte, offrendo un tavolo "senza pregiudizi" e dieci turnisti in più per il servizio di navigazione, un po' meno per i bus.
I delegati sindacali parevano disposti a concedere credito, in attesa di vedere applicate le disposizioni, ma i lavoratori continuano a chiedere il ritiro della disdetta. Dopo le ore 16 il traffico dei mezzi di trasporto è tornato regolare, con l'inevitabile caos del sovraffollamento negli autobus.
L'agitazione è stata indetta dal sindacato SGB per protestare contro la disdetta unilaterale, da parte dell'azienda, degli accordi integrativi di secondo grado riguardanti i compensi (disdetta slittata a luglio) e l'organizzazione del lavoro con ferie, riposi e turnazione.
Ieri avevano aderito, anche se non formalmente, i sindacati confederali dei trasporti di CGIL, CISL e UIL. I lavoratori hanno dapprima bloccato uno dei pochi autobus circolanti, condotto da un collega che non aveva aderito allo sciopero.
Questo è stato l'elemento scatenante dell'escalation, che ha raggiunto il culmine poi -mentre un delegato stava esponendo le ragioni della protesta- quando i manifestanti si sono improvvisamente incamminati verso il ponte della Libertà, occupandone il suolo fino al distributore di carburanti, e chiedendo di parlare con il prefetto Vittorio Zappalorto e con il sindaco.
La zona è stata presidiata dagli agenti della DIGOS, che hanno deviato il traffico verso il Tronchetto, e attorno alle ore 14 hanno minacciato di sgomberare l'assembramento.
La trattativa con i sindacalisti di SGB ha fatto sì che i lavoratori rientrassero a piazzale Roma, dove li ha raggiunti il direttore generale dell'azienda Giovanni Seno, che ha parlato a lungo con i vertici delle sigle coinvolte, offrendo un tavolo "senza pregiudizi" e dieci turnisti in più per il servizio di navigazione, un po' meno per i bus.
I delegati sindacali parevano disposti a concedere credito, in attesa di vedere applicate le disposizioni, ma i lavoratori continuano a chiedere il ritiro della disdetta. Dopo le ore 16 il traffico dei mezzi di trasporto è tornato regolare, con l'inevitabile caos del sovraffollamento negli autobus.
giovedì 22 aprile 2021
VENETO DA LUNEDÌ 26 IN ZONA GIALLA? I NUMERI PARLANO CHIARO, MA DI ALLENTARE IL COPRIFUOCO NON SI PARLA PRIMA DI GIUGNO
I numeri del contagio nella Regione Veneto lasciano presagire il ritorno, da lunedì 26 aprile, alla "zona gialla". Il che, all'interno del decreto Riaperture approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, consentirebbe -e molto probabilmente consentirà- scostamenti significativi rispetto al recente periodo, quanto alla libertà di movimento e di vita sociale dei cittadini. Solo le regioni in zona gialla, infatti, potranno organizzare la didattica in presenza per il 100% negli istituti d'istruzione superiore, con lezioni in presenza all'Università: anche se oggi il presidente della giunta regionale Luca Zaia ha detto che la decisione sarà presa da ogni ufficio provinciale, in forza dei dati relativi al contagio scolastico.
Se i ristoranti riapriranno anche a cena, purché all'aperto, con tavoli da quattro persone (salvo conviventi), scatterà il 1° giugno il ritorno della ristorazione al chiuso, ma solo per pranzo. Quanto agli spettacoli, riapriranno in zona gialla i cinema e i teatri, le sale concerto e i club musicali, con posti a sedere preassegnati e il rispetto delle distanze interpersonali, per la capienza ridotta al 50%. Tornerà ad essere permessa la pratica sportiva all'aperto, anche di squadra e di contatto come le partite a calcetto, mentre slitta al 15 maggio la riapertura delle piscine. Il 1° giugno, quella delle palestre.
Là dove le fiere rivedranno la luce il 15 giugno -sempre in zona gialla- e il 1° luglio i convegni e congressi in presenza, nella stessa data potranno respirare i centri termali, i parchi tematici e quelli di divertimento. Ma il nodo delle ultime ore verte sul coprifuoco: il Consiglio dei Ministri ha bocciato l'ipotesi, avanzata dalla Lega con il consenso delle Regioni, di allargare il coprifuoco almeno alle ore 23, per consentire il deflusso dai ristoranti a chi abita fuori città. Nelle intenzioni del presidente del Consiglio Draghi, dopo il 1° giugno verrà valutata la situazione allo scopo di poter disporre in tal senso. Ultima novità, il pass verde per le vacanze dei vaccinati e di coloro che presenteranno test negativo.
Se i ristoranti riapriranno anche a cena, purché all'aperto, con tavoli da quattro persone (salvo conviventi), scatterà il 1° giugno il ritorno della ristorazione al chiuso, ma solo per pranzo. Quanto agli spettacoli, riapriranno in zona gialla i cinema e i teatri, le sale concerto e i club musicali, con posti a sedere preassegnati e il rispetto delle distanze interpersonali, per la capienza ridotta al 50%. Tornerà ad essere permessa la pratica sportiva all'aperto, anche di squadra e di contatto come le partite a calcetto, mentre slitta al 15 maggio la riapertura delle piscine. Il 1° giugno, quella delle palestre.
Là dove le fiere rivedranno la luce il 15 giugno -sempre in zona gialla- e il 1° luglio i convegni e congressi in presenza, nella stessa data potranno respirare i centri termali, i parchi tematici e quelli di divertimento. Ma il nodo delle ultime ore verte sul coprifuoco: il Consiglio dei Ministri ha bocciato l'ipotesi, avanzata dalla Lega con il consenso delle Regioni, di allargare il coprifuoco almeno alle ore 23, per consentire il deflusso dai ristoranti a chi abita fuori città. Nelle intenzioni del presidente del Consiglio Draghi, dopo il 1° giugno verrà valutata la situazione allo scopo di poter disporre in tal senso. Ultima novità, il pass verde per le vacanze dei vaccinati e di coloro che presenteranno test negativo.
QUALITÀ DELL’ARIA IN RIO NOVO: SENZA TURISMO DI MASSA I DATI MIGLIORANO, MA RIMANE IL QUADRO DI INQUINAMENTO DIFFUSO
Un anno di lockdown e il drastico calo delle presenze turistiche hanno decisamente migliorato la qualità dell’aria in rio Novo a Venezia. A dirlo è la relazione tecnica presentata nei giorni scorsi dall'ARPAV, l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto. L’analisi dei dati raccolti nel 2020 dalla centralina, posizionata lungo il trafficatissimo canale che connette velocemente piazzale Roma al canal Grande all’altezza di Ca’ Foscari, conferma che i livelli di monossido di carbonio, PM2.5 e biossido di azoto non hanno mai superato i limiti di legge.
Tuttavia permangono alcune criticità, nonostante l’impatto della pandemia sul volume di traffico: in rio Novo la concentrazione di polveri PM10 ha comunque superato il valore limite giornaliero per la protezione della salute umana 63 giorni su 364 complessivi di misura, 35 in più di quelli consentiti in un anno. Secondo l’Agenzia però, questo dato rientra in un quadro di inquinamento diffuso: nelle altre stazioni del Comune di Venezia il numero dei giorni in cui il valore limite giornaliero è stato superato è ancora maggiore.
Non si può tuttavia dire “mal comune mezzo gaudio”, quando si parla della salute dei cittadini. Così, sebbene nel 2020 i valori degli inquinanti nell’aria siano calati maggiormente in rio Novo rispetto alla terraferma, allo stesso tempo è confermata una relazione diretta tra la quantità di traffico nautico nei periodi di affollamento turistico e il decadimento della qualità dell’aria. Una questione riguardo la quale hanno avuto più impatto le restrizioni causate dal Covid 19 rispetto all’ordinanza del Comune, che limita il transito nel rio dei servizi taxi in extra turno fra le ore 7 e le 20.
Tuttavia permangono alcune criticità, nonostante l’impatto della pandemia sul volume di traffico: in rio Novo la concentrazione di polveri PM10 ha comunque superato il valore limite giornaliero per la protezione della salute umana 63 giorni su 364 complessivi di misura, 35 in più di quelli consentiti in un anno. Secondo l’Agenzia però, questo dato rientra in un quadro di inquinamento diffuso: nelle altre stazioni del Comune di Venezia il numero dei giorni in cui il valore limite giornaliero è stato superato è ancora maggiore.
Non si può tuttavia dire “mal comune mezzo gaudio”, quando si parla della salute dei cittadini. Così, sebbene nel 2020 i valori degli inquinanti nell’aria siano calati maggiormente in rio Novo rispetto alla terraferma, allo stesso tempo è confermata una relazione diretta tra la quantità di traffico nautico nei periodi di affollamento turistico e il decadimento della qualità dell’aria. Una questione riguardo la quale hanno avuto più impatto le restrizioni causate dal Covid 19 rispetto all’ordinanza del Comune, che limita il transito nel rio dei servizi taxi in extra turno fra le ore 7 e le 20.
VENERDÌ SCIOPERO AZIENDALE DI ACTV: LA SIGLA SGB INVITA I LAVORATORI A INCROCIARE LE BRACCIA DALLE 12 ALLE 15, POSSIBILI DISAGI
La holding AVM, che gestisce il trasporto pubblico locale nell'area metropolitana di Venezia con la sigla ACTV, informa la cittadinanza della proclamazione di una sciopero aziendale, da parte del sindacato SGB, per venerdì 23 aprile dalle ore 12 alle ore 15. Lo sciopero potrebbe riguardare il personale di AVM, ACTV e Vela.
Eventuali irregolarità potranno interessare i servizi di trasporto di navigazione, tranviari e automobilistici, urbani ed extraurbani, oltre al servizio People Mover di collegamento fra il Tronchetto, la Marittima e piazzale Roma. Potranno subire irregolarità, nella fascia oraria di interesse, anche i servizi delle biglietterie Venezia Unica, gli uffici di AVM aperti al pubblico e i parcheggi in struttura.
Essendo prevista per lo sciopero una durata inferiore alle 4 ore, la norma non prevede l'obbligo di effettuare da parte di AVM/ACTV un servizio minimo per il servizio di trasporto pubblico di navigazione. Le fasce orarie si riferiscono al rientro e all'uscita dei mezzi dal deposito, solo per le prime e ultime corse potrà essere garantita la regolarità del servizio. Non sono garantite neppure le corse aggiuntive dagli istituti secondari superiori nell'orario di uscita dagli stessi.
Le motivazioni dello sciopero vertono sui problemi inerenti la disdetta unilaterale di tutti gli accordi di secondo livello dei lavoratori del gruppo AVM, per i quali al momento non sembrano trovarsi soluzioni in grado di accontentare entrambe le parti.
Eventuali irregolarità potranno interessare i servizi di trasporto di navigazione, tranviari e automobilistici, urbani ed extraurbani, oltre al servizio People Mover di collegamento fra il Tronchetto, la Marittima e piazzale Roma. Potranno subire irregolarità, nella fascia oraria di interesse, anche i servizi delle biglietterie Venezia Unica, gli uffici di AVM aperti al pubblico e i parcheggi in struttura.
Essendo prevista per lo sciopero una durata inferiore alle 4 ore, la norma non prevede l'obbligo di effettuare da parte di AVM/ACTV un servizio minimo per il servizio di trasporto pubblico di navigazione. Le fasce orarie si riferiscono al rientro e all'uscita dei mezzi dal deposito, solo per le prime e ultime corse potrà essere garantita la regolarità del servizio. Non sono garantite neppure le corse aggiuntive dagli istituti secondari superiori nell'orario di uscita dagli stessi.
Le motivazioni dello sciopero vertono sui problemi inerenti la disdetta unilaterale di tutti gli accordi di secondo livello dei lavoratori del gruppo AVM, per i quali al momento non sembrano trovarsi soluzioni in grado di accontentare entrambe le parti.
mercoledì 21 aprile 2021
BEFFA GPL: BLOCCATO IL DEPOSITO A CHIOGGIA, NE SARÀ COSTRUITO UNO A PORTO MARGHERA. E LA LAGUNA PROTETTA DALL'UNESCO?
Quello che esce dalla porta, rientra dalla finestra. Pare essere proprio così, nella laguna di Venezia, per quanto riguarda i depositi di gpl. Una volta accantonato (almeno teoricamente) l'impianto costruito a Chioggia da Costa Bioenergie, bloccato dal decreto Agosto in quanto insistente entro l'ambito lagunare protetto dall'UNESCO, ora viene annunciato il finanziamento per realizzare analogo deposito a Porto Marghera, da parte di Versalis ENI: l'impresa ha vincolato 15 milioni allo scopo, spostando otto lavoratori dagli attuali impianti di proprietà.
Versalis andrebbe a inserirsi nelle sfere giganti attive fino a venti anni fa per produrre ammoniaca: sta di fatto che se il decreto Agosto vale per Chioggia, città lagunare, lo stesso dovrebbe dirsi per Porto Marghera. Anche se la distanza dalle abitazioni è sicuramente inferiore, e se il sito è ubicato in una zona già petrolifera. Oltre al deposito di gpl, nella terraferma veneziana è in costruzione anche quello di gas naturale liquefatto lungo il canale industriale sud.
Versalis andrebbe a inserirsi nelle sfere giganti attive fino a venti anni fa per produrre ammoniaca: sta di fatto che se il decreto Agosto vale per Chioggia, città lagunare, lo stesso dovrebbe dirsi per Porto Marghera. Anche se la distanza dalle abitazioni è sicuramente inferiore, e se il sito è ubicato in una zona già petrolifera. Oltre al deposito di gpl, nella terraferma veneziana è in costruzione anche quello di gas naturale liquefatto lungo il canale industriale sud.
FULVIO LINO DI BIASIO NOMINATO PRESIDENTE DELL’AUTORITÀ PORTUALE DELL’ADRIATICO SETTENTRIONALE. ATTESO IL PARERE DI ZAIA
Cambio di rotta per l’Autorità Portuale di Sistema dell’Adriatico settentrionale. Il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile Enrico Giovannini ha annunciato ieri di avere scelto Fulvio Lino di Blasio quale presidente dell’ente pubblico che governa i porti di Venezia e di Chioggia. Ora si attende l’intesa con il presidente della giunta regionale Luca Zaia, che dovrà arrivare entro 30 giorni, per ratificare la nomina.
Dopo 5 mesi di commissariamento affidato a Cinzia Zincone, in seguito allo scontro tra l’ex presidente Pino Musolino e i rappresentanti di Regione e Città Metropolitana relativo al bilancio, ora in laguna si affaccia un nome nuovo. Fulvio Lino di Blasio ricopre dal 2017 l’incarico di segretario generale del Porto di Taranto, ma nel curriculum ha all’attivo il ruolo di consulente per conto di Ernst&Young quanto a molti piani del Ministero delle Infrastrutture, tra i quali la valorizzazione del vecchio scalo di Trieste.
Nessun commento per ora da parte del presidente Zaia e del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, anche se proprio Cinzia Zincone sembrava essere la prima scelta degli amministratori in carica. Di Blasio, che si sarebbe candidato attraverso la call pubblica dello scorso autunno anche alla presidenza di altri porti, arriverebbe a Venezia senza avere una precedente esperienza specifica del territorio. Ma proprio questa potrebbe essere la ratio della nomina di Giovannini: puntare ad un tecnico “esterno”, che possa guardare con occhi nuovi al clima da sempre dominato dalle polemiche attorno all’attività portuale in laguna, tra grandi navi, Mose e scavi dei canali.
Il ministro Giovannini ha fissato anche i 5 obiettivi del "premio di risultato" nel 2021 per i presidenti: accelerazione della spesa per investimenti, creazione dello sportello unico per la semplificazione amministrativa e l’accelerazione dei procedimenti, attuazione delle misure per la maggior efficienza energetica dei porti e l’impiego di energie rinnovabili, definizione del bilancio non finanziario dell’ente, predisposizione del piano nazionale dei dragaggi.
Dopo 5 mesi di commissariamento affidato a Cinzia Zincone, in seguito allo scontro tra l’ex presidente Pino Musolino e i rappresentanti di Regione e Città Metropolitana relativo al bilancio, ora in laguna si affaccia un nome nuovo. Fulvio Lino di Blasio ricopre dal 2017 l’incarico di segretario generale del Porto di Taranto, ma nel curriculum ha all’attivo il ruolo di consulente per conto di Ernst&Young quanto a molti piani del Ministero delle Infrastrutture, tra i quali la valorizzazione del vecchio scalo di Trieste.
Nessun commento per ora da parte del presidente Zaia e del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, anche se proprio Cinzia Zincone sembrava essere la prima scelta degli amministratori in carica. Di Blasio, che si sarebbe candidato attraverso la call pubblica dello scorso autunno anche alla presidenza di altri porti, arriverebbe a Venezia senza avere una precedente esperienza specifica del territorio. Ma proprio questa potrebbe essere la ratio della nomina di Giovannini: puntare ad un tecnico “esterno”, che possa guardare con occhi nuovi al clima da sempre dominato dalle polemiche attorno all’attività portuale in laguna, tra grandi navi, Mose e scavi dei canali.
Il ministro Giovannini ha fissato anche i 5 obiettivi del "premio di risultato" nel 2021 per i presidenti: accelerazione della spesa per investimenti, creazione dello sportello unico per la semplificazione amministrativa e l’accelerazione dei procedimenti, attuazione delle misure per la maggior efficienza energetica dei porti e l’impiego di energie rinnovabili, definizione del bilancio non finanziario dell’ente, predisposizione del piano nazionale dei dragaggi.
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