La nuova cittadella della giustizia a piazzale Roma si avvia verso la sua conformazione finale. Il consiglio comunale ha approvato ieri il progetto definitivo dei lavori di ristrutturazione dei compendi ex Manifattura Tabacchi e palazzo Gritti, affacciati sul rio delle Burchielle e su rio terà dei Pensieri.
Il piano di sviluppo promosso dal Provveditorato interregionale per le Opere Pubbliche prevede di riunificare il più possibile gli uffici giudiziari in un’unica area, recuperando allo stesso tempo immobili abbandonati di proprietà dello Stato.
Un progetto considerato di prevalente interesse pubblico, che razionalizzerà gli spazi dell’amministrazione giudiziaria a Venezia, ma che non manca di suscitare pressanti interrogativi sul futuro degli immensi e storici immobili nel cuore della città, che verranno privati dell’attuale funzione una volta completato il trasferimento degli uffici nella nuova cittadella della giustizia.
Quando, infatti, Corte d’Appello, Procura Generale e tutti gli altri uffici giudiziari troveranno spazio nel polo amministrativo di piazzale Roma, cosa accadrà alle cinquecentesche “fabriche” vecchie e nuove di Rialto (di proprietà del Comune), a palazzo Cavalli e palazzo Grimani (di proprietà sempre del Comune il primo, e dello Stato il secondo), sull’altra sponda del canal Grande?
«Fin dalla Serenissima - nota il consigliere comunale di Terra e Acqua, Marco Gasparinetti - questi edifici sono da sempre sede di magistrature amministrative. Preoccupa molto pensare che tali palazzi affacciati sul canal Grande possano diventare mira di speculazioni edilizie o alberghiere». Mentre in consiglio viene chiesto all’amministrazione comunale di rendere pubblici fin da ora i piani futuri per quegli edifici, un’altra parte vitale della città d’acqua rischia di essere prosciugata.
venerdì 5 febbraio 2021
giovedì 4 febbraio 2021
LUNEDÌ 8 FEBBRAIO SCIOPERO DI TRE ORE PER I DIPENDENTI ACTV: NON GARANTITI DALLE 10 ALLE 13 I TRASPORTI URBANI ED EXTRAURBANI
Lunedì di passione per i pendolari veneziani e della terraferma. AVM/Actv conferma infatti che lo sciopero nazionale dei trasporti proclamato per il giorno 8 febbraio potrà interessare anche i servizi di trasporto pubblico locale dell’azienda: a rischio, dalle ore 10 alle 13, le linee di navigazione, quelle automobilistiche urbane di Venezia e Chioggia, nonché quelle automobilistiche extraurbane.
Se l’ultima astensione di 3 ore, proclamata dalle medesime sigle sindacali il 24 luglio 2019, aveva registrato una percentuale di adesione del 21.9 del settore automobilistico e del 17.62 di quello di navigazione, questa volta la partecipazione allo sciopero potrebbe essere molto più massiccia. Sul piatto delle contestazioni dei lavoratori di Actv si è infatti aggiunta la disdetta unilaterale (senza l’avvio di un confronto) di tutta la contrattazione di 2° livello, da parte dell’azienda di trasporti pubblici veneziana.
La disdetta improvvisa di tutti gli accordi integrativi, comunicata ai lavoratori in alcuni casi via Whatsapp, ha portato a un cospicuo taglio degli stipendi per gli oltre 3100 dipendenti di AVM/Actv, con una riduzione stimata in busta paga fino a 350 euro. Un provvedimento attuato solo pochi giorni fa che ha inevitabilmente messo sul piede di guerra i dipendenti della società partecipata in maggioranza dal Comune di Venezia.
Alla base della protesta nazionale, l’interruzione del confronto per il rinnovo del contratto collettivo, scaduto da oltre tre anni, e la convinzione, secondo i sindacati, che «proprio a coloro che hanno lavorato con impegno e professionalità, mettendo a rischio l'incolumità personale per consentire il diritto alla mobilità della cittadinanza durante la pandemia, non possano essere negati i diritti al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro».
Actv non ha ancora reso disponibili i dettagli delle ultime e prime corse, ma l’azienda avvisa che gli orari saranno presto pubblicati online nel proprio sito e nei social network istituzionali. Comunica inoltre che per le corse aggiuntive di supporto al servizio di linea, con origine gli istituti scolastici superiori del territorio servito, potranno non essere garantite le corse con partenza antecedente alle 13.40.
Se l’ultima astensione di 3 ore, proclamata dalle medesime sigle sindacali il 24 luglio 2019, aveva registrato una percentuale di adesione del 21.9 del settore automobilistico e del 17.62 di quello di navigazione, questa volta la partecipazione allo sciopero potrebbe essere molto più massiccia. Sul piatto delle contestazioni dei lavoratori di Actv si è infatti aggiunta la disdetta unilaterale (senza l’avvio di un confronto) di tutta la contrattazione di 2° livello, da parte dell’azienda di trasporti pubblici veneziana.
La disdetta improvvisa di tutti gli accordi integrativi, comunicata ai lavoratori in alcuni casi via Whatsapp, ha portato a un cospicuo taglio degli stipendi per gli oltre 3100 dipendenti di AVM/Actv, con una riduzione stimata in busta paga fino a 350 euro. Un provvedimento attuato solo pochi giorni fa che ha inevitabilmente messo sul piede di guerra i dipendenti della società partecipata in maggioranza dal Comune di Venezia.
Alla base della protesta nazionale, l’interruzione del confronto per il rinnovo del contratto collettivo, scaduto da oltre tre anni, e la convinzione, secondo i sindacati, che «proprio a coloro che hanno lavorato con impegno e professionalità, mettendo a rischio l'incolumità personale per consentire il diritto alla mobilità della cittadinanza durante la pandemia, non possano essere negati i diritti al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro».
Actv non ha ancora reso disponibili i dettagli delle ultime e prime corse, ma l’azienda avvisa che gli orari saranno presto pubblicati online nel proprio sito e nei social network istituzionali. Comunica inoltre che per le corse aggiuntive di supporto al servizio di linea, con origine gli istituti scolastici superiori del territorio servito, potranno non essere garantite le corse con partenza antecedente alle 13.40.
mercoledì 3 febbraio 2021
PORTO DI VENEZIA, EFFETTO COVID LIMITATO: TRAFFICI DIMINUITI DEL 10% NEL 2020. A CHIOGGIA IL CALO È STATO DEL 31%
Sono stati diffusi i dati dei traffici relativi al porto di Venezia e quello di Chioggia nell'anno drammatico 2020. Prevedibile la flessione, anche se più contenuta a Venezia, che ha perso 2 milioni e mezzo di tonnellate rispetto all'anno precedente (pari al 10.3%), che non a Chioggia, dove le 409mila tonnellate in meno segnano un calo del 31%.
I miglioramenti nel secondo semestre sono stati tuttavia neutralizzati dagli effetti della seconda ondata virale. Lo scalo veneziano ha sofferto soprattutto il crollo del carbone, addirittura il 70% in meno, anche a causa del progressivo abbandono di questa fonte energetica; più contenuti i ridimensionamenti per quanto riguarda le altre merci.
Se i container sono in linea con le cifre medie, i passeggeri dei traghetti sono diminuiti del 76%; del tutto fermo il traffico crocieristico. Il porto di Chioggia ha visto azzerare le rinfuse liquide, già poche nel 2019, e flettere del 10% quelle solide come i prodotti per l'edilizia. Crescono invece i commerci navali di prodotti chimici, anche se si tratta di una parte limitata del traffico che attraversa lo scalo della laguna sud; preoccupa invece la discesa del 59% (rispetto all'anno precedente) nel settore general cargo.
I miglioramenti nel secondo semestre sono stati tuttavia neutralizzati dagli effetti della seconda ondata virale. Lo scalo veneziano ha sofferto soprattutto il crollo del carbone, addirittura il 70% in meno, anche a causa del progressivo abbandono di questa fonte energetica; più contenuti i ridimensionamenti per quanto riguarda le altre merci.
Se i container sono in linea con le cifre medie, i passeggeri dei traghetti sono diminuiti del 76%; del tutto fermo il traffico crocieristico. Il porto di Chioggia ha visto azzerare le rinfuse liquide, già poche nel 2019, e flettere del 10% quelle solide come i prodotti per l'edilizia. Crescono invece i commerci navali di prodotti chimici, anche se si tratta di una parte limitata del traffico che attraversa lo scalo della laguna sud; preoccupa invece la discesa del 59% (rispetto all'anno precedente) nel settore general cargo.
PROGETTO ANTI TRATTA DEGLI ESSERI UMANI, IL COMUNE DI VENEZIA SI DEFILA? INTERROGAZIONE DELLE OPPOSIZIONI
Venezia città sempre meno attenta all’assistenza e all’inclusione sociale. Dal 2016 il Comune coordina a livello regionale l’intero sistema integrato di emersione e assistenza alle vittime della tratta e dello sfruttamento, oltre a gestire dall'anno 2000 il numero verde nazionale 800.290.290, in aiuto alle vittime di tratta.
Ma ora, dopo la fine del progetto Darsena, il ruolo del Comune di Venezia quale capofila del progetto N.A.Ve potrebbe essere in dubbio: a sollevare la questione la capogruppo del PD Monica Sambo, prima firmataria di un’interrogazione che coinvolge unitariamente tutti i gruppi di opposizione e che punta a fare chiarezza sul possibile passo indietro del Comune dal ruolo di capofila nel progetto.
«In questi anni - si legge nell’interrogazione - ci sono stati risultati importanti che hanno permesso l’emersione dalla schiavitù e la lotta alle reti criminali. Ridimensionare o, peggio, buttare via tutto questo rappresenterebbe un triste passo indietro e un grave danno per l’intera città».
Dalla tratta di esseri umani allo sfruttamento sessuale e lavorativo fino all’accattonaggio, il progetto N.A.Ve è articolato in azioni di contatto, emersione e identificazione delle potenziali vittime e nella realizzazione di programmi di assistenza e inclusione sociale che, negli anni, hanno tutelato i diritti umani di centinaia di persone.
Eccellenza riconosciuta a livello nazionale, fondata sul lavoro multiagenzia e multidisciplinare, il Network Antitratta del Veneto è efficace proprio per la capacità di mettere in relazione i molti partner progettuali, un traguardo al quale la leadership veneziana ha contribuito in maniera significativa, almeno fino ad oggi. «Gli sforzi del Comune di Venezia, della Regione e di tutta la rete - dichiarava nel 2018 l’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini - sarebbero giustificati anche solo da un’unica vita salvata». Ma ora, il ruolo del Comune di Venezia nel futuro della rete è incerto.
Ma ora, dopo la fine del progetto Darsena, il ruolo del Comune di Venezia quale capofila del progetto N.A.Ve potrebbe essere in dubbio: a sollevare la questione la capogruppo del PD Monica Sambo, prima firmataria di un’interrogazione che coinvolge unitariamente tutti i gruppi di opposizione e che punta a fare chiarezza sul possibile passo indietro del Comune dal ruolo di capofila nel progetto.
«In questi anni - si legge nell’interrogazione - ci sono stati risultati importanti che hanno permesso l’emersione dalla schiavitù e la lotta alle reti criminali. Ridimensionare o, peggio, buttare via tutto questo rappresenterebbe un triste passo indietro e un grave danno per l’intera città».
Dalla tratta di esseri umani allo sfruttamento sessuale e lavorativo fino all’accattonaggio, il progetto N.A.Ve è articolato in azioni di contatto, emersione e identificazione delle potenziali vittime e nella realizzazione di programmi di assistenza e inclusione sociale che, negli anni, hanno tutelato i diritti umani di centinaia di persone.
Eccellenza riconosciuta a livello nazionale, fondata sul lavoro multiagenzia e multidisciplinare, il Network Antitratta del Veneto è efficace proprio per la capacità di mettere in relazione i molti partner progettuali, un traguardo al quale la leadership veneziana ha contribuito in maniera significativa, almeno fino ad oggi. «Gli sforzi del Comune di Venezia, della Regione e di tutta la rete - dichiarava nel 2018 l’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini - sarebbero giustificati anche solo da un’unica vita salvata». Ma ora, il ruolo del Comune di Venezia nel futuro della rete è incerto.
martedì 2 febbraio 2021
RECOVERY PLAN PER VENEZIA? FINORA SOLO INDISCREZIONI: LA MINORANZA SI SENTE ESCLUSA E CHIEDE UNA SEDUTA STRAORDINARIA
Un piano per l’area metropolitana di Venezia da 3 miliardi e 800 milioni, di cui si sa poco o niente. Sarebbe quello elaborato dal sindaco di Venezia e dal suo gabinetto, senza coinvolgere né il consiglio comunale né quello della Città Metropolitana, e del quale ad oggi emergono nella carta stampata solo alcuni stralci, attraverso indiscrezioni. Ma le opposizioni compatte non ci stanno e, su iniziativa di Marco Gasparinetti della lista Terra e Acqua e Gianfranco Bettin di "Venezia Verde e Progressista", hanno già raccolto le firme necessarie per richiedere una seduta straordinaria del consiglio comunale, attorno ai progetti del Recovery Plan per la città.
Una questione di metodo, ma non solo: «È un’occasione unica per ridisegnare Venezia», spiega Marco Gasparinetti, che nel merito ha indetto oggi una conferenza congiuntamente con il Gruppo 25 Aprile. «Dobbiamo volare alto e per farlo è necessario e inevitabile non solo un confronto istituzionale, ma anche con l’intelligenza collettiva della città». Sarà infatti proprio il Gruppo 25 Aprile a promuovere alcuni incontri, se possibile in presenza oppure "virtuali", per stimolare un dibattito pubblico non solo politico, ma anche tra le forze civiche propulsive della città, dalle università alle associazioni, dai gruppi ai comitati. Un concorso di idee per non perdere l’irripetibile occasione dei finanziamenti europei legati al piano Next Generation EU.
«È necessario un modello di sviluppo differente - continua Gasparinetti - che magari parta proprio dalle aree di crisi complesse di Murano, Marghera, dell’Arsenale e dagli straordinari spazi pubblici disponibili in città, dall’ex Telecom Future Centre all’ex ospedale Umberto I, solo per citarne alcuni. Un piano che renda Venezia meno dipendente dall’economia turistica». Emblematico il caso del Lido, ancorato alla visione monoculturale dal piano dell’Agenzia Sviluppo Venezia e, a quanto pare, al momento escluso dai progetti del Recovery Plan nonostante le innumerevoli opportunità (dalla Batteria di Ca’ Bianca alla ex Caserma Pepe) di sviluppare un’economia diversa nell’isola.
Per il piano europeo non esistono quote strutturali: i progetti passeranno da Roma e saranno approvati, tra quelli cantierabili, dalla Commissione Europea. «Abbiamo tempo fino al 30 aprile per discutere del piano», conclude Gasparinetti. «Tre mesi per ridisegnare il futuro della città. Il sindaco non avrà né l’ultima né la penultima parola: si spera in un confronto aperto, ma in caso contrario promuoveremo direttamente i nostri progetti al governo e poi a Bruxelles».
Una questione di metodo, ma non solo: «È un’occasione unica per ridisegnare Venezia», spiega Marco Gasparinetti, che nel merito ha indetto oggi una conferenza congiuntamente con il Gruppo 25 Aprile. «Dobbiamo volare alto e per farlo è necessario e inevitabile non solo un confronto istituzionale, ma anche con l’intelligenza collettiva della città». Sarà infatti proprio il Gruppo 25 Aprile a promuovere alcuni incontri, se possibile in presenza oppure "virtuali", per stimolare un dibattito pubblico non solo politico, ma anche tra le forze civiche propulsive della città, dalle università alle associazioni, dai gruppi ai comitati. Un concorso di idee per non perdere l’irripetibile occasione dei finanziamenti europei legati al piano Next Generation EU.
«È necessario un modello di sviluppo differente - continua Gasparinetti - che magari parta proprio dalle aree di crisi complesse di Murano, Marghera, dell’Arsenale e dagli straordinari spazi pubblici disponibili in città, dall’ex Telecom Future Centre all’ex ospedale Umberto I, solo per citarne alcuni. Un piano che renda Venezia meno dipendente dall’economia turistica». Emblematico il caso del Lido, ancorato alla visione monoculturale dal piano dell’Agenzia Sviluppo Venezia e, a quanto pare, al momento escluso dai progetti del Recovery Plan nonostante le innumerevoli opportunità (dalla Batteria di Ca’ Bianca alla ex Caserma Pepe) di sviluppare un’economia diversa nell’isola.
Per il piano europeo non esistono quote strutturali: i progetti passeranno da Roma e saranno approvati, tra quelli cantierabili, dalla Commissione Europea. «Abbiamo tempo fino al 30 aprile per discutere del piano», conclude Gasparinetti. «Tre mesi per ridisegnare il futuro della città. Il sindaco non avrà né l’ultima né la penultima parola: si spera in un confronto aperto, ma in caso contrario promuoveremo direttamente i nostri progetti al governo e poi a Bruxelles».
lunedì 1 febbraio 2021
RACCOLTA DIFFERENZIATA, 18 DEI 34 COMUNI GESTITI DA VERITAS SUPERANO L'80%. AL TOP, TRA LE ALTRE, CONA E MIRA
Il gruppo Veritas ha comunicato i dati della raccolta differenziata nel 2020. Sono 18 (su 34) i Comuni -nei quali Veritas gestisce il ciclo integrato dei rifiuti e l’igiene urbana- che nel 2020 hanno fatto registrare una percentuale di raccolta differenziata superiore all’80%. Altri 12, invece, hanno superato il 75%: la media Veritas si assesta al 73.31%, ovvero il 3% in più rispetto al 2020.
Al vertice si situa Fossalta di Piave con l'89.78%, seguita da Ceggia con l'87.82% e Meolo con l'85.98%. Nelle prime posizioni anche Cona (84.58%), Mira (83.58%) e i cinque Comuni nei quali la raccolta è organizzata in maniera integrata e unitaria: tra Campagna Lupia, Campolongo Maggiore, Camponogara, Fossò e Vigonovo la media supera di poco l'80%.
Crescono anche Chioggia con il 66.46% (era il 65.89% nel 2019) e Venezia (65.66%, era 61.38%): il dato del capoluogo va diviso tra Mestre e la terraferma (76.42%), Lido, Pellestrina e isole (analogo dato) e Venezia città storica, dove la raccolta al 35% migliora di un punto il rilievo del 2019.
«Si tratta di risultati elevatissimi - commenta Veritas - che dimostrano il crescente impegno di cittadini e imprese, oltre che l’efficacia del sistema di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti e della raccolta differenziata, che prevede lo scarsissimo utilizzo della discarica (inferiore al 3%) e pochissimo rifiuto secco residuo (15%), trasformato in combustibile solido secondario (Css) e poi recuperato come energia. In questo modo, l’82% dei rifiuti raccolti nel territorio viene riciclato, riutilizzato o trasformato.
Al vertice si situa Fossalta di Piave con l'89.78%, seguita da Ceggia con l'87.82% e Meolo con l'85.98%. Nelle prime posizioni anche Cona (84.58%), Mira (83.58%) e i cinque Comuni nei quali la raccolta è organizzata in maniera integrata e unitaria: tra Campagna Lupia, Campolongo Maggiore, Camponogara, Fossò e Vigonovo la media supera di poco l'80%.
Crescono anche Chioggia con il 66.46% (era il 65.89% nel 2019) e Venezia (65.66%, era 61.38%): il dato del capoluogo va diviso tra Mestre e la terraferma (76.42%), Lido, Pellestrina e isole (analogo dato) e Venezia città storica, dove la raccolta al 35% migliora di un punto il rilievo del 2019.
«Si tratta di risultati elevatissimi - commenta Veritas - che dimostrano il crescente impegno di cittadini e imprese, oltre che l’efficacia del sistema di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti e della raccolta differenziata, che prevede lo scarsissimo utilizzo della discarica (inferiore al 3%) e pochissimo rifiuto secco residuo (15%), trasformato in combustibile solido secondario (Css) e poi recuperato come energia. In questo modo, l’82% dei rifiuti raccolti nel territorio viene riciclato, riutilizzato o trasformato.
PRIME MASCHERE IN PIAZZA SAN MARCO CON LA ZONA GIALLA: CONVENZIONE COI MASCARÈRI E SCONTI PER “IL CARNEVALE DEI VENEZIANI"
È passato quasi un anno dall’ultimo Carnevale, sospeso fuori tempo massimo quando in laguna già iniziavano a emergere i primi contagi. Ora, in una Venezia stravolta dalla pandemia, Confartigianato e alcune associazioni locali provano a inventarsi una versione per residenti della celebre kermesse.
Sarà infatti, volenti o nolenti, “Il Carnevale dei Veneziani” o, al massimo, dei veneti: se con il ritorno in zona gialla sono già apparse oggi le prime maschere in piazza San Marco, le folle oceaniche che ogni anno invadevano l’isola quest’anno non ci saranno.
«Dopo il turismo di massa degli scorsi anni - afferma il direttore di Confartigianato, Gianni de Checchi - oggi Venezia e i veneziani si possono riappropriare del Carnevale, com'era negli anni ’70, e del futuro della città».
Un proclama che può suonare tardivo quanto obbligato, ma che descrive la situazione reale con cui occorre confrontarsi. Le iniziative per coinvolgere i residenti cominciano con uno sconto per i veneziani che vorranno acquistare maschere e costumi di Carnevale dai mascarèri convenzionati, tra gli artigiani locali più colpiti dalla crisi dovuta all’emergenza sanitaria.
È già attivo inoltre un contest fotografico via Instagram per la miglior maschera tipica veneziana, al quale si può accedere utilizzando l’hashtag #ilcarnevaledeiveneziani2021, mentre domenica 7 febbraio avrà luogo un ritrovo simbolico in piazza San Marco nel segno della tradizione veneziana.
Nel giorno che sarebbe stato quello del classico Volo dell’Angelo, agli intervenuti verrà scattata una foto in maschera (accessibile solo su invito) all’ombra del "Paron de Casa", per ricordare che il Carnevale è anche -e soprattutto- dei veneziani.
Sarà infatti, volenti o nolenti, “Il Carnevale dei Veneziani” o, al massimo, dei veneti: se con il ritorno in zona gialla sono già apparse oggi le prime maschere in piazza San Marco, le folle oceaniche che ogni anno invadevano l’isola quest’anno non ci saranno.
«Dopo il turismo di massa degli scorsi anni - afferma il direttore di Confartigianato, Gianni de Checchi - oggi Venezia e i veneziani si possono riappropriare del Carnevale, com'era negli anni ’70, e del futuro della città».
Un proclama che può suonare tardivo quanto obbligato, ma che descrive la situazione reale con cui occorre confrontarsi. Le iniziative per coinvolgere i residenti cominciano con uno sconto per i veneziani che vorranno acquistare maschere e costumi di Carnevale dai mascarèri convenzionati, tra gli artigiani locali più colpiti dalla crisi dovuta all’emergenza sanitaria.
È già attivo inoltre un contest fotografico via Instagram per la miglior maschera tipica veneziana, al quale si può accedere utilizzando l’hashtag #ilcarnevaledeiveneziani2021, mentre domenica 7 febbraio avrà luogo un ritrovo simbolico in piazza San Marco nel segno della tradizione veneziana.
Nel giorno che sarebbe stato quello del classico Volo dell’Angelo, agli intervenuti verrà scattata una foto in maschera (accessibile solo su invito) all’ombra del "Paron de Casa", per ricordare che il Carnevale è anche -e soprattutto- dei veneziani.
Iscriviti a:
Post (Atom)























