C’è il simbolo degli scout AGESCI sopra la strumentazione con cui l’équipe del reparto di Rianimazione all'ospedale dell'Angelo di Mestre pianifica il proprio lavoro durante le riunioni quotidiane. «Gli strumenti digitali attraverso cui dialoghiamo – spiega il primario Francesco Lazzari – a partire dagli schermi con i quali verifichiamo assieme la pianificazione giornaliera, sono stati donati nelle scorse settimane dall’AGESCI della zona di Mestre. Gli amici scout, così, ci accompagnano e ci sostengono in questo momento di particolare intensità».
Tre monitor ad alta definizione, ai quali si aggiungono altre strumentazioni minori, attivi nella sala comune dell’équipe del dottor Lazzari, sono stati donati grazie a una raccolta di fondi avviata dai ragazzi e dei loro capi nello scorso mese di aprile, nel mezzo della prima ondata dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.
Circa quattrocento "esploratori e guide" -così si chiamano i ragazzi dell’associazione di età compresa tra i 12 e i 15/16 anni- con il sostegno dei loro capi scout hanno deciso di devolvere i contributi inizialmente destinati per lo svolgimento del San Giorgio, il raduno in onore del loro santo protettore, che ogni primavera vede protagonisti i giovani scout, ai sanitari e quanti erano e sono impegnati in prima linea per curare i pazienti colpiti dall’avanzata dell’epidemia.
«In un tempo completamente inedito, anche per le attività scoutistiche - commentano Francesca Lachin e Lorenzo Lazzari, incaricati alla Branca EG di zona - abbiamo voluto mostrarci prossimi ad uno dei luoghi del territorio maggiormente esposto alla crisi sanitaria in corso, e dimostrare gratitudine a chi dall'interno ha cercato di prendersi cura di chi aveva veramente bisogno».
Un plauso e un ringraziamento a nome dell’ULSS 3 Serenissima viene dal direttore generale, Giuseppe dal Ben: «Anche il lavoro degli ospedali, in questo periodo - ha sottolineato - vira sempre più verso l’utilizzo delle nuove tecnologie e delle opportunità digitali. Anche in questo caso, con questa donazione, l’AGESCI ha saputo conciliare la cultura della solidarietà con l’intelligenza nella scelta del dono, utile per gli operatori sanitari e per il reparto di Terapia Intensiva».
venerdì 20 novembre 2020
giovedì 19 novembre 2020
COVID-HOTEL A MESTRE, TUTTO IN ALTO MARE: STAYCITY RINUNCIA A OSPITARE I POSITIVI? ULSS ALLA RICERCA DI ALTRE STRUTTURE
Contrariamente a quanto comunicato ieri ufficialmente dalla Regione Veneto, tramite l'Azienda sanitaria Zero, è ancora in alto mare nella provincia di Venezia la questione dei Covid-hotel, destinati ad accogliere le persone positive al virus e dimesse dagli ospedali dopo le prime cure.
Il quotidiano Il Gazzettino, in edicola oggi, sostiene che lo StayCity di via Ca' Marcello a Mestre si sia sfilato dall'operazione, probabilmente per il parere contrario della casa-madre dell'impresa, che ha sede a Dublino: utilizzando una clausola della convenzione appena firmata - si legge nel pezzo - ha rinunciato a questo servizio, continuando a ospitare invece i professionisti in trasferta come testimoniato dalle immagini girate dal network Azzurra due giorni fa.
L'ULSS 3 Serenissima sarebbe quindi alla ricerca di una nuova struttura, valida per tutti i residenti della provincia. Anche a Jesolo i due alberghi individuati avrebbero appreso solo dai media di essere stati indirizzati a Covid-hotel dall'ULSS 4 del Veneto orientale. Secondo la giornalista Laura Berlinghieri delLa Nuova Venezia, invece, la trattativa fra l'ULSS 3 Serenissima e StayCity sarebbe ancora in corso, specie per la somministrazione dei pasti dall'esterno: il quotidiano parla di "nebbia" con riferimento ai tempi di entrata in funzione del servizio.
Il quotidiano Il Gazzettino, in edicola oggi, sostiene che lo StayCity di via Ca' Marcello a Mestre si sia sfilato dall'operazione, probabilmente per il parere contrario della casa-madre dell'impresa, che ha sede a Dublino: utilizzando una clausola della convenzione appena firmata - si legge nel pezzo - ha rinunciato a questo servizio, continuando a ospitare invece i professionisti in trasferta come testimoniato dalle immagini girate dal network Azzurra due giorni fa.
L'ULSS 3 Serenissima sarebbe quindi alla ricerca di una nuova struttura, valida per tutti i residenti della provincia. Anche a Jesolo i due alberghi individuati avrebbero appreso solo dai media di essere stati indirizzati a Covid-hotel dall'ULSS 4 del Veneto orientale. Secondo la giornalista Laura Berlinghieri delLa Nuova Venezia, invece, la trattativa fra l'ULSS 3 Serenissima e StayCity sarebbe ancora in corso, specie per la somministrazione dei pasti dall'esterno: il quotidiano parla di "nebbia" con riferimento ai tempi di entrata in funzione del servizio.
OGGI IN STREAMING IL DOCUMENTARIO DEL FOTOGRAFO BERENGO GARDIN CONTRO LE GRANDI NAVI IN LAGUNA
Sarà visibile gratuitamente in streaming dalle ore 18.30 alle 24 di oggi, giovedì 19 novembre, nella piattaforma streeen.org il documentario "Gianni Berengo Gardin’s Tale of Two Cities". Il film, diretto dalla regista e storica dell’arte americana Donna Serbe-Davis, racconta il cambiamento subito da Venezia nel corso degli ultimi decenni attraverso gli occhi del celebre fotografo veneziano.
Partendo dalle immagini iconiche della città d’acqua scattate da Gianni Berengo Gardin nel corso degli anni, gli spettatori potranno entrare in contatto con la parte più intima e autentica del capoluogo lagunare e con la sua intrinseca fragilità. Al centro del progetto, la decisione di Berengo Gardin di impegnarsi in prima persona per la salvaguardia di Venezia, in particolare contro i pericoli causati dal passaggio delle grandi navi in laguna.
Un appello sviluppato, ovviamente, attraverso l’arte della fotografia: «Quello che mi ha colpito più di tutto - racconta il fotografo in un’intervista all’interno del documentario - è l’inquinamento visivo. Quindi ho deciso di scattare immagini per denunciare questa situazione». Un messaggio forte e determinante che ha contribuito a sensibilizzare, vista la notorietà di Berengo Gardin, anche l’opinione pubblica internazionale.
La questione del passaggio delle grandi navi in laguna è stata messa solo in pausa dalla pandemia che ha funestato il 2020, ma necessita di risposte urgenti da parte della politica e di un piano concreto per regolamentare la crocieristica a Venezia, in vista della ripresa delle rotte turistiche delle navi passeggeri.
Partendo dalle immagini iconiche della città d’acqua scattate da Gianni Berengo Gardin nel corso degli anni, gli spettatori potranno entrare in contatto con la parte più intima e autentica del capoluogo lagunare e con la sua intrinseca fragilità. Al centro del progetto, la decisione di Berengo Gardin di impegnarsi in prima persona per la salvaguardia di Venezia, in particolare contro i pericoli causati dal passaggio delle grandi navi in laguna.
Un appello sviluppato, ovviamente, attraverso l’arte della fotografia: «Quello che mi ha colpito più di tutto - racconta il fotografo in un’intervista all’interno del documentario - è l’inquinamento visivo. Quindi ho deciso di scattare immagini per denunciare questa situazione». Un messaggio forte e determinante che ha contribuito a sensibilizzare, vista la notorietà di Berengo Gardin, anche l’opinione pubblica internazionale.
La questione del passaggio delle grandi navi in laguna è stata messa solo in pausa dalla pandemia che ha funestato il 2020, ma necessita di risposte urgenti da parte della politica e di un piano concreto per regolamentare la crocieristica a Venezia, in vista della ripresa delle rotte turistiche delle navi passeggeri.
IL MAXI REPARTO COVID ALL'OSPEDALE DELL'ANGELO DI MESTRE: TUTTE LE "ARMI" PER CONTRASTARE IL VIRUS
Generatori d’alto flusso d’ossigeno, caschi cPap, centraline di monitoraggio, ventilatori, pompe da infusione, altri letti di sub intensiva e nuovi letti in telemonitoraggio. In tre giorni il maxi reparto Covid dell’ospedale dell’Angelo di Mestre non ha solo rimesso in piedi a pieno regime l’assetto anti virus della prima ondata, «ma in questa seconda, siamo ancora più attrezzati grazie al lavoro fatto dall’ULSS 3 Serenissima per la nuova dotazione», racconta il suo ritorno in prima linea il primario del reparto di Pneumologia Lucio Michieletto, che assieme al primario di Medicina interna Fabio Presotto è a capo dell’area Covid al secondo piano dell’Angelo.
«Riarruolare il personale, stabilire i turni, riposizionare le attrezzature, metterne di nuove in tutte le stanze, rimodulare i carrelli: abbiamo lavorato senza sosta e nessuno, neanche in questa seconda fase, si è mai lamentato di una sola notte in più in corsia». Il maxi reparto Covid dell’Angelo nasce lo scorso marzo per gestire i pazienti affetti da Coronavirus in area non intensiva, che non necessitano quindi di ricovero in rianimazione. Il secondo piano dell’ospedale mestrino era stato già allora riorganizzato per far fronte all’emergenza. Perno di quest’area Covid è il reparto di Pneumologia, che già aveva lì la sua collocazione originaria.
Nell’era pre Covid, il piano poi destinato al trattamento di questa patologia comprendeva altri 5 reparti: Breast unit, Chirurgia plastica, Chirurgia toracica, Cardiochirurgia e Chirurgia vascolare. Dall’arrivo del virus in poi, in questo piano destinato per la seconda volta alla gestione dell’emergenza lo spazio è dato ai pazienti Covid, a servizio dei quali lavorano insieme soprattutto pneumologi e medici internisti, coordinandosi con le restanti specialità.
Rispetto alla prima ondata, nell’area Covid dell’ospedale di Mestre i posti letto di terapia sub intensiva sono raddoppiati da 4 a 8, completamente attivati. A questi si aggiungono 20 letti di terapia ad alta intensità di cura. Sono 28 letti in più che vanno a sommarsi ai restanti, a normale intensità di cura, per un totale di 62 posti letto. L’ULSS 3 ha potenziato anche la strumentazione a disposizione di pazienti e sanitari: gli impianti d’ossigeno, già potenziati nella prima diffusione, sono stati ulteriormente implementati; la dotazione completa dei generatori ad alto flusso d’ossigeno è passata da 4 a 20 unità, di cui le ultime 13 arrivate in questi giorni.
Inoltre il parco dei caschi d’ossigeno cPap è passato da 15 a più di 100, dei quali una sessantina sono arrivati la scorsa settimana; dagli 8 ventilatori della prima fase si è passati a 16; le pompe da infusione (i macchinari che permettono il rilascio graduale dei farmaci) sono passate da un’unità a letto a più unità per ogni letto; di letti in telemonitoraggio se ne sono recentemente attrezzati 23, le nuove centraline di monitoraggio arrivate in questi giorni permettono così di tenere sotto controllo i parametri del paziente Covid anche a distanza.
«La strumentazione che è arrivata e che sta continuando ad arrivare - sostiene il dottor Presotto - consente di stare sempre "vicini ai pazienti da lontano", attraverso il monitoraggio continuo anche all’esterno della stanza di degenza. In un singolo schermo siamo in grado oggi di leggere a distanza tutti i parametri vitali dei pazienti sottoposti a monitoraggio«.
Commenta il direttore generale dell'ULSS veneziana, Giuseppe dal Ben: «La prima ondata ha fatto capire quanto sia importante avere un sistema sanitario dinamico, capace di rispondere e modificarsi in base alle emergenze e alle necessità che si presentano di volta in volta. I reparti non devono essere statici, ma l’ampliamento e lo spostamento di posti letto e strumentazione li rendono capaci, come in questo caso, di essere ricettivi di fronte alla situazione critica».
Nella prima ondata il personale del maxi reparto Covid è stato esposto al virus per oltre 50mila ore cumulative: «E nonostante questo - riccorda il dottor Michieletto - un solo tampone positivo tra i sanitari si è riscontrato dallo scorso marzo. Questo perché la squadra ha sempre lavorato con la testa, la maggior parte delle volte non riconosco gli infermieri per quanto sono protetti e coperti dai dispositivi. E lavorando in queste condizioni, impensabili prima dell’epidemia, è complicatissimo anche solo andare al bagno».
Attenzione, misure di prevenzione, dispositivi di protezione: «Eppure, seppur bardato da testa a piedi, basta un solo errore per vanificare tutto. Come il gesto automatico di sistemarsi gli occhiali o grattarsi il naso. Usi le misure di vestizione alla perfezione, ma quell’unico gesto umano ti può tradire. Ecco perché non abbassiamo mai la guardia.
Adesso i pazienti Covid in corsia sono 62: il 30% di loro non soffre di particolari altre malattie. Nei primi giorni di questa seconda ondata ci è sembrato di avere a che fare con pazienti meno gravi, ma adesso cominciano ad arrivare casi più importanti come quelli della prima ondata. Stiamo quindi rivivendo quello che abbiamo vissuto mesi fa, ma con più consapevolezza. Tutti si muovono sapendo già cosa devono fare, con collaborazione, voglia di fare e orgoglio».
A supportare pneumologi e personale altamente qualificato per l’emergenza Covid, anche in questa seconda ondata dal reparto di Medicina interna sono scesi in campo 8 medici internisti, 6 dei quali si erano formati e qualificati lavorando nel corso della prima diffusione epidemica. «Rispetto alla scorsa primavera - aggiunge il primario Presotto - abbiamo acquisito un know how che non è solo di natura culturale. Abbiamo imparato cosa fare e, soprattutto, cosa non fare.
Usiamo molto meglio i farmaci, non solo impiegandoli in categorie ben identificate di pazienti, ma anche valutando con maggior precisione le loro dosi e la loro durata di somministrazione. Il risultato è quello di una maggiore appropriatezza prescrittiva e di minori effetti collaterali. Senza dimenticare la nuova competenza nell’utilizzo, da parte di noi medici internisti, dei dispositivi di respirazione, con i quali non avevamo grande familiarità rispetto ai colleghi pneumologi.
A ciò si aggiunge l’uso dell’ecografia bed-side, direttamente a letto del malato, come strumento diagnostico di fondamentale valore informativo per il clinico. Anche questo ha determinato un ulteriore salto culturale e professionale per i miei collaboratori, che hanno saputo affrontare in tempi estremamente rapidi un cambiamento radicale, soprattutto in termini di riorganizzazione del reparto, con un altissimo grado di flessibilità e capacità di adattamento. Ma il vero segreto della crescita, anche nella gestione di questi pazienti, rimane sempre e comunque la multidisciplinarietà, cioè la stretta collaborazione tra tutte le figure specialistiche coinvolte (pneumologi, infettivologi, rianimatori e molti altri) con i quali ci si incontra quotidianamente».
«In questa seconda ondata - conclude il primario Michieletto - mi rendo conto in prima persona di quanto il personale sia più preparato ed esperto. Nella prima non sapevamo cosa attenderci. Adesso sappiamo, ad esempio, che se dobbiamo aspettarci un peggioramento delle condizioni cliniche del paziente affetto da Covid 19, questa avverrà presumibilmente entro i primi dieci giorni. Superati i primi dieci, è più difficile invece che la situazione precipiti».
«Riarruolare il personale, stabilire i turni, riposizionare le attrezzature, metterne di nuove in tutte le stanze, rimodulare i carrelli: abbiamo lavorato senza sosta e nessuno, neanche in questa seconda fase, si è mai lamentato di una sola notte in più in corsia». Il maxi reparto Covid dell’Angelo nasce lo scorso marzo per gestire i pazienti affetti da Coronavirus in area non intensiva, che non necessitano quindi di ricovero in rianimazione. Il secondo piano dell’ospedale mestrino era stato già allora riorganizzato per far fronte all’emergenza. Perno di quest’area Covid è il reparto di Pneumologia, che già aveva lì la sua collocazione originaria.
Nell’era pre Covid, il piano poi destinato al trattamento di questa patologia comprendeva altri 5 reparti: Breast unit, Chirurgia plastica, Chirurgia toracica, Cardiochirurgia e Chirurgia vascolare. Dall’arrivo del virus in poi, in questo piano destinato per la seconda volta alla gestione dell’emergenza lo spazio è dato ai pazienti Covid, a servizio dei quali lavorano insieme soprattutto pneumologi e medici internisti, coordinandosi con le restanti specialità.
Rispetto alla prima ondata, nell’area Covid dell’ospedale di Mestre i posti letto di terapia sub intensiva sono raddoppiati da 4 a 8, completamente attivati. A questi si aggiungono 20 letti di terapia ad alta intensità di cura. Sono 28 letti in più che vanno a sommarsi ai restanti, a normale intensità di cura, per un totale di 62 posti letto. L’ULSS 3 ha potenziato anche la strumentazione a disposizione di pazienti e sanitari: gli impianti d’ossigeno, già potenziati nella prima diffusione, sono stati ulteriormente implementati; la dotazione completa dei generatori ad alto flusso d’ossigeno è passata da 4 a 20 unità, di cui le ultime 13 arrivate in questi giorni.
Inoltre il parco dei caschi d’ossigeno cPap è passato da 15 a più di 100, dei quali una sessantina sono arrivati la scorsa settimana; dagli 8 ventilatori della prima fase si è passati a 16; le pompe da infusione (i macchinari che permettono il rilascio graduale dei farmaci) sono passate da un’unità a letto a più unità per ogni letto; di letti in telemonitoraggio se ne sono recentemente attrezzati 23, le nuove centraline di monitoraggio arrivate in questi giorni permettono così di tenere sotto controllo i parametri del paziente Covid anche a distanza.
«La strumentazione che è arrivata e che sta continuando ad arrivare - sostiene il dottor Presotto - consente di stare sempre "vicini ai pazienti da lontano", attraverso il monitoraggio continuo anche all’esterno della stanza di degenza. In un singolo schermo siamo in grado oggi di leggere a distanza tutti i parametri vitali dei pazienti sottoposti a monitoraggio«.
Commenta il direttore generale dell'ULSS veneziana, Giuseppe dal Ben: «La prima ondata ha fatto capire quanto sia importante avere un sistema sanitario dinamico, capace di rispondere e modificarsi in base alle emergenze e alle necessità che si presentano di volta in volta. I reparti non devono essere statici, ma l’ampliamento e lo spostamento di posti letto e strumentazione li rendono capaci, come in questo caso, di essere ricettivi di fronte alla situazione critica».
Nella prima ondata il personale del maxi reparto Covid è stato esposto al virus per oltre 50mila ore cumulative: «E nonostante questo - riccorda il dottor Michieletto - un solo tampone positivo tra i sanitari si è riscontrato dallo scorso marzo. Questo perché la squadra ha sempre lavorato con la testa, la maggior parte delle volte non riconosco gli infermieri per quanto sono protetti e coperti dai dispositivi. E lavorando in queste condizioni, impensabili prima dell’epidemia, è complicatissimo anche solo andare al bagno».
Attenzione, misure di prevenzione, dispositivi di protezione: «Eppure, seppur bardato da testa a piedi, basta un solo errore per vanificare tutto. Come il gesto automatico di sistemarsi gli occhiali o grattarsi il naso. Usi le misure di vestizione alla perfezione, ma quell’unico gesto umano ti può tradire. Ecco perché non abbassiamo mai la guardia.
Adesso i pazienti Covid in corsia sono 62: il 30% di loro non soffre di particolari altre malattie. Nei primi giorni di questa seconda ondata ci è sembrato di avere a che fare con pazienti meno gravi, ma adesso cominciano ad arrivare casi più importanti come quelli della prima ondata. Stiamo quindi rivivendo quello che abbiamo vissuto mesi fa, ma con più consapevolezza. Tutti si muovono sapendo già cosa devono fare, con collaborazione, voglia di fare e orgoglio».
A supportare pneumologi e personale altamente qualificato per l’emergenza Covid, anche in questa seconda ondata dal reparto di Medicina interna sono scesi in campo 8 medici internisti, 6 dei quali si erano formati e qualificati lavorando nel corso della prima diffusione epidemica. «Rispetto alla scorsa primavera - aggiunge il primario Presotto - abbiamo acquisito un know how che non è solo di natura culturale. Abbiamo imparato cosa fare e, soprattutto, cosa non fare.
Usiamo molto meglio i farmaci, non solo impiegandoli in categorie ben identificate di pazienti, ma anche valutando con maggior precisione le loro dosi e la loro durata di somministrazione. Il risultato è quello di una maggiore appropriatezza prescrittiva e di minori effetti collaterali. Senza dimenticare la nuova competenza nell’utilizzo, da parte di noi medici internisti, dei dispositivi di respirazione, con i quali non avevamo grande familiarità rispetto ai colleghi pneumologi.
A ciò si aggiunge l’uso dell’ecografia bed-side, direttamente a letto del malato, come strumento diagnostico di fondamentale valore informativo per il clinico. Anche questo ha determinato un ulteriore salto culturale e professionale per i miei collaboratori, che hanno saputo affrontare in tempi estremamente rapidi un cambiamento radicale, soprattutto in termini di riorganizzazione del reparto, con un altissimo grado di flessibilità e capacità di adattamento. Ma il vero segreto della crescita, anche nella gestione di questi pazienti, rimane sempre e comunque la multidisciplinarietà, cioè la stretta collaborazione tra tutte le figure specialistiche coinvolte (pneumologi, infettivologi, rianimatori e molti altri) con i quali ci si incontra quotidianamente».
«In questa seconda ondata - conclude il primario Michieletto - mi rendo conto in prima persona di quanto il personale sia più preparato ed esperto. Nella prima non sapevamo cosa attenderci. Adesso sappiamo, ad esempio, che se dobbiamo aspettarci un peggioramento delle condizioni cliniche del paziente affetto da Covid 19, questa avverrà presumibilmente entro i primi dieci giorni. Superati i primi dieci, è più difficile invece che la situazione precipiti».
mercoledì 18 novembre 2020
A MESTRE IL COVID-HOTEL PER TUTTA LA PROVINCIA: VI RISIEDERANNO I POSITIVI DIMESSI DAGLI OSPEDALI
Più che camere d'albergo sono miniappartamenti, che garantiranno un buon livello di vivibilità a chi vi abiterà nel periodo della quarantena, o comunque in una situazione di positività anche dopo la dimissione dall'ospedale.
Il "Covid-hotel" individuato dall'ULSS 3 per l'intera area metropolitana di Venezia è ubicato allo Stay City in via Ca' Marcello a Mestre, una struttura moderna e di recente costruzione che possiede camere ampie, con una dotazione di servizi igienici di alto livello, e nelle quali è presente un completo angolo cottura. Alcune delle camere, ancora più ampie, potranno accogliere più persone, ad esempio coniugi che debbano scontare assieme il periodo dell'isolamento, magari anche con uno o più figli, o altri familiari.
«L'ULSS 3 Serenissima - sottolinea il direttore generale, Giuseppe dal Ben - ha individuato la struttura a seguito di un bando pubblico. Valutandone gli esiti, ha inteso mettere a disposizione delle persone in isolamento quel grado di comfort che possa alleviare l'attesa per la negativizzazione. Ma ancora di più, ha ritenuto di tener conto di altri fattori: l'accessibilità alle stanze attraverso un percorso garantito; l'ospitalità che garantisce i più alti standard dal punto di vista igienico e sanitario; la modularità dell'offerta, che mette a disposizione del progetto un numero variabile di camere a seconda delle esigenze, e quindi del numero di persone positive da accogliere».
Con la struttura, che svolgerà la funzione di Covid-hotel per tutto il territorio provinciale, l'ULSS 3 Serenissima ha siglato una convenzione definita dopo i ripetuti ed approfonditi sopralluoghi effettuati dal Servizio di Igiene e Sanità Pubblica. Camere e miniappartamenti sono già a disposizione degli utenti del territorio e, attraverso i servizi del 118 organizzati dalla centrale operativa di Mestre, anche di quelli provenienti dagli ospedali del Veneto orientale.
Il "Covid-hotel" individuato dall'ULSS 3 per l'intera area metropolitana di Venezia è ubicato allo Stay City in via Ca' Marcello a Mestre, una struttura moderna e di recente costruzione che possiede camere ampie, con una dotazione di servizi igienici di alto livello, e nelle quali è presente un completo angolo cottura. Alcune delle camere, ancora più ampie, potranno accogliere più persone, ad esempio coniugi che debbano scontare assieme il periodo dell'isolamento, magari anche con uno o più figli, o altri familiari.
«L'ULSS 3 Serenissima - sottolinea il direttore generale, Giuseppe dal Ben - ha individuato la struttura a seguito di un bando pubblico. Valutandone gli esiti, ha inteso mettere a disposizione delle persone in isolamento quel grado di comfort che possa alleviare l'attesa per la negativizzazione. Ma ancora di più, ha ritenuto di tener conto di altri fattori: l'accessibilità alle stanze attraverso un percorso garantito; l'ospitalità che garantisce i più alti standard dal punto di vista igienico e sanitario; la modularità dell'offerta, che mette a disposizione del progetto un numero variabile di camere a seconda delle esigenze, e quindi del numero di persone positive da accogliere».
Con la struttura, che svolgerà la funzione di Covid-hotel per tutto il territorio provinciale, l'ULSS 3 Serenissima ha siglato una convenzione definita dopo i ripetuti ed approfonditi sopralluoghi effettuati dal Servizio di Igiene e Sanità Pubblica. Camere e miniappartamenti sono già a disposizione degli utenti del territorio e, attraverso i servizi del 118 organizzati dalla centrale operativa di Mestre, anche di quelli provenienti dagli ospedali del Veneto orientale.
IL MAL DI SCHIENA DEI CONDUCENTI DI ACTV RICONOSCIUTO MALATTIA PROFESSIONALE: FIOCCANO GLI INDENNIZZI DOPO LA SENTENZA
Il giudice del lavoro al Tribunale civile di Venezia, attraverso due sentenze, ha riconosciuto la qualifica di malattia professionale per i dolori alla schiena avvertiti dai conducenti degli autobus di ACTV, i quali dovranno essere indennizzati per danno biologico permanente. Il contenzioso era stato promosso dal sindacato FILT CGIL e ha portato a riconoscimenti tra 7mila e 10mila euro, considerando gli arretrati.
Circa altri quaranta dipendenti hanno instaurato una causa analoga, tutt'ora pendente in giudizio. Fino ad ora, INAIL aveva negato la natura professionale della malattia in questione, in base ai documenti forniti dall'azienda del trasporto pubblico veneziano. Secondo il sindacato, le sentenze sono la riprova che il lavoro dei conducenti di autobus è usurante.
Circa altri quaranta dipendenti hanno instaurato una causa analoga, tutt'ora pendente in giudizio. Fino ad ora, INAIL aveva negato la natura professionale della malattia in questione, in base ai documenti forniti dall'azienda del trasporto pubblico veneziano. Secondo il sindacato, le sentenze sono la riprova che il lavoro dei conducenti di autobus è usurante.
LE RIPRESE PER LO SPOT DELLA PLAYSTATION 5 ILLUMINANO DI BLU E DI VERDE PIAZZA SAN MARCO. DOMANI L'USCITA PER CONTO DI SONY
Sono in corso in questi giorni, nel sempre suggestivo scenario di piazza San Marco a Venezia, le riprese filmate del prossimo spot per la PlayStation 5 di Sony, che uscirà in Italia domani. L’azienda elettronica giapponese ha scelto la location marciana quale ambiente magnifico e insolito: si tratta di un investimento di oltre centomila euro, versati al Comune che li utilizzerà per ulteriori addobbi e luminarie natalizie in città. Tecnicamente, sei torri di tubi innocenti ospitano potenti proiettori in grado di fendere il buio della piazza col luci colorate di blu (il colore di Sony e PlayStation) oltre che di verde, a sagomare un campo da calcio.
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