Un assegno da 1650 euro è il risultato di una raccolta di fondi effettuata nei mesi scorsi dal supermercato veneziano Conad, ed è stato consegnato al reparto di Pediatria dell'ospedale Civile di Venezia, in un momento di incontro con il direttore generale Giuseppe dal Ben. È stata l'associazione Papà Renzo, da tempo attiva a sostegno della Pediatria veneziana, a tenere le fila dell'iniziativa: Conad ha accolto con entusiasmo l'idea di mettere in distribuzione, nel proprio supermercato, le speciali tazze da colazione realizzate in esclusiva per l'occasione, e consegnate ai clienti a fronte di un'offerta.
La somma raccolta, 1650 euro, è ora a disposizione del Reparto: «Questa offerta - ha sottolineato il direttore generale Dal Ben ricevendo l'assegno - andrà a finanziare un progetto importante: sommandosi all'equivalente impegno di spesa da parte dell'ULSS 3 Serenissima, questa cifra raccolta da Conad finanzierà la frequenza di una specialista della Pediatria, la dottoressa Frizziero, ad un master di allergologia. Assieme sosteniamo questa formazione specialistica, che permetterà ad una medico di mettersi al servizio degli ambulatori pediatrici di Venezia e di Mestre con specifiche competenze di allergologia».
mercoledì 4 novembre 2020
VENETO IN ZONA "GIALLA" (EX VERDE): BAR E RISTORANTI APERTI AL PUBBLICO FINO ALLE 18, POSSIBILE SPOSTARSI VERSO REGIONI "GIALLE"
Durante la conferenza stampa di questa sera, il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte ha assegnato il Veneto alla zona "gialla" (ex verde), il più basso dei tre livelli di rischio Covid. Scongiurato così il timore di finire in zona arancione, quella intermedia, dove sono state collocate solo Puglia e Sicilia, mentre nella zona rossa (scenario 4) campeggiano Lombardia, Piemonte, Val d'Aosta e Calabria. Tutte le altre, comprese Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Campania -che erano considerate in bilico- sono "gialle", così come la provincia di Bolzano, fino a stamane destinata a vestirsi di rosso.
Gli effetti del decreto entreranno in vigore venerdì. Resta quindi valido anche in Veneto il "coprifuoco" dalle ore 22 fino alle 5: in queste sette ore non sarà possibile uscire se non per lavoro, salute o necessità. Saranno consentiti gli spostamenti verso le altre regioni "gialle", mentre i centri commerciali saranno chiusi nei giorni festivi e prefestivi, salvo i negozi di alimentari, le farmacie e le edicole al loro interno. Confermata la didattica a distanza al 100% per gli istituti d'istruzione superiore. Capienza al 50% per i mezzi pubblici, chiusi i musei e le sale bingo, bar e ristoranti potranno rimanere aperti fino alle ore 18, potendo comunque consegnare a domicilio o per asporto fino alle 22.
Gli effetti del decreto entreranno in vigore venerdì. Resta quindi valido anche in Veneto il "coprifuoco" dalle ore 22 fino alle 5: in queste sette ore non sarà possibile uscire se non per lavoro, salute o necessità. Saranno consentiti gli spostamenti verso le altre regioni "gialle", mentre i centri commerciali saranno chiusi nei giorni festivi e prefestivi, salvo i negozi di alimentari, le farmacie e le edicole al loro interno. Confermata la didattica a distanza al 100% per gli istituti d'istruzione superiore. Capienza al 50% per i mezzi pubblici, chiusi i musei e le sale bingo, bar e ristoranti potranno rimanere aperti fino alle ore 18, potendo comunque consegnare a domicilio o per asporto fino alle 22.
IN TUTTA ITALIA DA DOMANI COPRIFUOCO DALLE 22 ALLE 5, VENETO COL FIATO SOSPESO TRA ZONA VERDE O ARANCIONE
Il Veneto è col fiato sospeso, in attesa di conoscere se il Comitato Tecnico Scientifico in seno al Ministero della Salute lo destinerà alla zona cosiddetta arancione (scenario 3, elevata gravità) oppure verde (scenario 2). Nella notte infatti il presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha firmato l'atteso nuovo decreto che sarà valido fino al 5 dicembre prossimo: il provvedimento suddivide l'Italia in tre settori non confinanti, in forza del tasso di crescita del contagio da Coronavirus, ed entrerà in vigore da domani (giovedì 5 novembre).
Se cinque regioni sono certe di figurare nella zona rossa (scenario 4, il più grave), ovvero Lombardia, Piemonte, Alto Adige, Valle d'Aosta e Calabria, altre come il Veneto oscillano tra verde e arancione: questo perché il tasso di contagio sfiora il passaggio a restrizioni ulteriori ma l'organizzazione sanitaria delle cure è ritenuta in grado di far fronte con efficacia all'avanzata del Covid. Non è escluso che il governo proceda a una differenziazione interna, con le province meno colpite in zona verde.
Tuttavia, per l'intero Paese valgono le disposizioni minime che si applicano alle regioni in zona verde: non si potrà uscire di casa dalle ore 22 alle 5 del mattino se non per comprovate esigenze di lavoro, salute o necessità. La didattica a distanza sarà estesa al 100% nelle scuole secondarie di secondo grado, là dove l'attività scolastica è prevista in presenza (ovvero alle primarie e alle medie inferiori) sarà necessario l'uso della mascherina. Nei giorni festivi e prefestivi chiuderanno i centri commerciali.
Se il Veneto, come pare probabile, sarà collocato nella zona arancione, oltre alle regole espresse in precedenza sarà vietato spostarsi all'esterno del territorio comunale di residenza, salvo urgenti motivi di lavoro, salute, studio o necessità. I bar, i ristoranti, le gelaterie e le pasticcerie saranno chiuse anche di giorno (finora la serrata scattava alle ore 18), potendo lavorare solo attraverso consegne a domicilio oppure vendere per asporto fino alle 22.
Se cinque regioni sono certe di figurare nella zona rossa (scenario 4, il più grave), ovvero Lombardia, Piemonte, Alto Adige, Valle d'Aosta e Calabria, altre come il Veneto oscillano tra verde e arancione: questo perché il tasso di contagio sfiora il passaggio a restrizioni ulteriori ma l'organizzazione sanitaria delle cure è ritenuta in grado di far fronte con efficacia all'avanzata del Covid. Non è escluso che il governo proceda a una differenziazione interna, con le province meno colpite in zona verde.
Tuttavia, per l'intero Paese valgono le disposizioni minime che si applicano alle regioni in zona verde: non si potrà uscire di casa dalle ore 22 alle 5 del mattino se non per comprovate esigenze di lavoro, salute o necessità. La didattica a distanza sarà estesa al 100% nelle scuole secondarie di secondo grado, là dove l'attività scolastica è prevista in presenza (ovvero alle primarie e alle medie inferiori) sarà necessario l'uso della mascherina. Nei giorni festivi e prefestivi chiuderanno i centri commerciali.
Se il Veneto, come pare probabile, sarà collocato nella zona arancione, oltre alle regole espresse in precedenza sarà vietato spostarsi all'esterno del territorio comunale di residenza, salvo urgenti motivi di lavoro, salute, studio o necessità. I bar, i ristoranti, le gelaterie e le pasticcerie saranno chiuse anche di giorno (finora la serrata scattava alle ore 18), potendo lavorare solo attraverso consegne a domicilio oppure vendere per asporto fino alle 22.
CAPIENZA DIMEZZATA NEI MEZZI PUBBLICI, ACTV IN SOFFERENZA ECONOMICA TAGLIA LE CORSE SERALI DEI TRAM E INTEGRAZIONI AI VAPORETTI
Nel decreto firmato durante la notte dal premier Conte è confermata l'anticipazione che riguardava il trasporto pubblico. Vaporetti, motoscafi, autobus e tram avranno una capienza massima del 50%: la misura ha l’obiettivo di ridurre gli affollamenti nei mezzi, e limitare dunque il rischio di contagi.
A Venezia, ACTV sta studiando una riorganizzazione dei servizi di trasporto, ma già nei giorni scorsi, con l’entrata in vigore dell’orario invernale e il taglio delle corse serali del tram nei giorni feriali - sia lungo la linea Favaro-Venezia che quella Mestre-Marghera - l'azienda si avviava verso una mobilità ridotta. Da oggi saranno soppresse anche le corse integrative del mattino della linea 1 e 5.1 in partenza dal Lido e limitate a San Zaccaria e Fondamenta Nuove.
Il volume dei passeggeri nei veicoli di trasporto pubblico è costantemente in calo a Venezia, dove i turisti sono ormai pochi e anche il numero dei lavoratori pendolari legati a questo settore è diminuito drasticamente. Con l’attivazione della didattica a distanza per un numero crescente di classi, anche il traffico relativo agli studenti sarà ridotto. «È chiaro che bisognerà rimodulare il servizio - sostiene l’assessore alla Mobilità Renato Boraso - anche se il problema principale resta l'ammontare delle risorse».
Ma i mancati introiti provenienti dalla circolazione turistica non giustificano, secondo i residenti del capoluogo lagunare, alcune revisioni dell’orario, ritenute inspiegabili. In particolare, i cittadini di Cannaregio lamentano la conferma dell’esclusione della frequentatissima fermata di San Marcuola dal percorso della linea 2, una linea di per sé già limitata a Rialto nell'alta stagione e non più a San Zaccaria o Lido.
A Venezia, ACTV sta studiando una riorganizzazione dei servizi di trasporto, ma già nei giorni scorsi, con l’entrata in vigore dell’orario invernale e il taglio delle corse serali del tram nei giorni feriali - sia lungo la linea Favaro-Venezia che quella Mestre-Marghera - l'azienda si avviava verso una mobilità ridotta. Da oggi saranno soppresse anche le corse integrative del mattino della linea 1 e 5.1 in partenza dal Lido e limitate a San Zaccaria e Fondamenta Nuove.
Il volume dei passeggeri nei veicoli di trasporto pubblico è costantemente in calo a Venezia, dove i turisti sono ormai pochi e anche il numero dei lavoratori pendolari legati a questo settore è diminuito drasticamente. Con l’attivazione della didattica a distanza per un numero crescente di classi, anche il traffico relativo agli studenti sarà ridotto. «È chiaro che bisognerà rimodulare il servizio - sostiene l’assessore alla Mobilità Renato Boraso - anche se il problema principale resta l'ammontare delle risorse».
Ma i mancati introiti provenienti dalla circolazione turistica non giustificano, secondo i residenti del capoluogo lagunare, alcune revisioni dell’orario, ritenute inspiegabili. In particolare, i cittadini di Cannaregio lamentano la conferma dell’esclusione della frequentatissima fermata di San Marcuola dal percorso della linea 2, una linea di per sé già limitata a Rialto nell'alta stagione e non più a San Zaccaria o Lido.
martedì 3 novembre 2020
MANIFESTAZIONE ANTI-CHIUSURE A RIALTO, I NEGAZIONISTI GRIDANO «LIBERTÀ» SENZA MASCHERINE NÉ RISPETTO DELLE DISTANZE
È cominciata con il passaparola via web la manifestazione che questa mattina ha radunato centinaia di persone in riva del Carbon a Venezia. Il lungo corteo di commercianti, lavoratori del turismo, gondolieri e cittadini in difficoltà economiche a causa della crisi legata al Covid-19 era partito attorno alle 10.30 da San Marco, destinazione Ca’ Farsetti, con l’obiettivo di farsi ricevere dal sindaco. Un raduno per esprimere il disagio e lo scontento dovuto alle restrizioni e alle chiusure imposte dal governo per limitare la diffusione del contagio.
Ma i toni della protesta spontanea si sono inaspriti una volta raggiunto il palazzo del Comune: mentre almeno uno dei portavoce dei manifestanti veniva fatto entrare in municipio, all’esterno lo slogan «libertà, libertà» si trasformava da rivendicazione per il diritto al lavoro in mantra negazionista. Un folto gruppo di manifestanti -sollecitato da una minoranza "no Covid"- non solo ha annullato le distanze tra le persone, ma si è anche tolto la mascherina facendo poi roteare sopra la propria testa il dispositivo di protezione individuale.
La capogruppo del PD al consiglio comunale, Monica Sambo, commenta che «certamente vanno riconosciute le enormi difficoltà che i lavoratori, commercianti e tutti gli operatori economici stanno subendo, ed è necessario adoperarsi per dare risposte concrete. Devono però essere condannati, anche da parte del sindaco, i comportamenti altamente pericolosi per la salute di tutti». Come accaduto in altre manifestazioni simili di questi giorni in tutta Italia, infatti, le istanze dei lavoratori in difficoltà rischiano di essere offuscate dai comportamenti potenzialmente pericolosi per la salute pubblica di una parte dei manifestanti.
Ma i toni della protesta spontanea si sono inaspriti una volta raggiunto il palazzo del Comune: mentre almeno uno dei portavoce dei manifestanti veniva fatto entrare in municipio, all’esterno lo slogan «libertà, libertà» si trasformava da rivendicazione per il diritto al lavoro in mantra negazionista. Un folto gruppo di manifestanti -sollecitato da una minoranza "no Covid"- non solo ha annullato le distanze tra le persone, ma si è anche tolto la mascherina facendo poi roteare sopra la propria testa il dispositivo di protezione individuale.
La capogruppo del PD al consiglio comunale, Monica Sambo, commenta che «certamente vanno riconosciute le enormi difficoltà che i lavoratori, commercianti e tutti gli operatori economici stanno subendo, ed è necessario adoperarsi per dare risposte concrete. Devono però essere condannati, anche da parte del sindaco, i comportamenti altamente pericolosi per la salute di tutti». Come accaduto in altre manifestazioni simili di questi giorni in tutta Italia, infatti, le istanze dei lavoratori in difficoltà rischiano di essere offuscate dai comportamenti potenzialmente pericolosi per la salute pubblica di una parte dei manifestanti.
lunedì 2 novembre 2020
IERI UNA VENICE MARATHON SIMBOLICA È ARRIVATA ALLA BASILICA DELLA SALUTE
Sono giunti al traguardo intorno alle 13.30 di ieri gli atleti che hanno partecipato simbolicamente alla VeniceMarathon - One for All, in rappresentanza di tutti coloro che avrebbero voluto correre anche quest’anno.
Sono partiti ieri mattina da Stra l’ultramaratoneta azzurra Eleonora Corradini, il portacolori del Venicemarathon Team Gabriele Gallo e il campione paralimpico Pier Alberto Buccoliero, del team di Alex Zanardi Obiettivo3.
A premiare gli atleti davanti alla Basilica della Salute il vicesindaco di Venezia Andrea Tomaello.
Sono partiti ieri mattina da Stra l’ultramaratoneta azzurra Eleonora Corradini, il portacolori del Venicemarathon Team Gabriele Gallo e il campione paralimpico Pier Alberto Buccoliero, del team di Alex Zanardi Obiettivo3.
A premiare gli atleti davanti alla Basilica della Salute il vicesindaco di Venezia Andrea Tomaello.
domenica 1 novembre 2020
COVID, ZAIA ORDINA AI MEDICI DI FAMIGLIA DI ESEGUIRE I TEST RAPIDI AGLI ASSISTITI: CHI NON OTTEMPERA SUBIRÀ SANZIONI
Recependo l'accordo stretto qualche giorno fa a livello nazionale dal Ministero della Salute con i medici di medicina generale, che finanzia con 30 miliardi l'effettuazione di test rapidi agli assistiti, il presidente della giunta regionale Luca Zaia ha firmato un'ordinanza che rende obbligatoria la pratica di queste analisi da parte dei 3150 medici di base veneti. Il provvedimento annovera sanzioni per chi non ottempera: ogni professionista verrà fornito di tamponi rapidi da agevolare a chi avverte i sintomi del Covid o la necessità di dimostrarsi indenne.
Questo anche, se non soprattutto, per evitare di intasare il Pronto Soccorso degli ospedali, come più volte caldeggiato dal direttore dell'ULSS 3 Serenissima Giuseppe dal Ben: il medico di famiglia diventa così ufficiale di sanità pubblica, potendo disporre lo stato di isolamento e tracciare i contatti della persona risultata positiva. I test rapidi avranno luogo negli ambulatori medici e anche a domicilio: la Regione metterà a disposizione circa 200mila tamponi a settimana, oltre a quelli previsti per le scuole, i Distretti sanitari e le case di riposo.
Frattanto, secondo il bollettino giunto ieri al Comune di Chioggia, sono 89 le persone positive in città e tre di queste sono ricoverate. Ne dà notizia il sindaco Alessandro Ferro, specificando come i dati siano riferiti al giorno precedente, ovvero venerdì 30. Risultano essere invece 81 le persone in isolamento domiciliare, ancorché negative, in quanto entrate in contatto con i positivi di cui sopra. Sul fronte delle misure di repressione del contagio, oggi e domani sono attese nuove restrizioni localizzate o generali da parte del governo, attraverso ulteriori decreti.
Questo anche, se non soprattutto, per evitare di intasare il Pronto Soccorso degli ospedali, come più volte caldeggiato dal direttore dell'ULSS 3 Serenissima Giuseppe dal Ben: il medico di famiglia diventa così ufficiale di sanità pubblica, potendo disporre lo stato di isolamento e tracciare i contatti della persona risultata positiva. I test rapidi avranno luogo negli ambulatori medici e anche a domicilio: la Regione metterà a disposizione circa 200mila tamponi a settimana, oltre a quelli previsti per le scuole, i Distretti sanitari e le case di riposo.
Frattanto, secondo il bollettino giunto ieri al Comune di Chioggia, sono 89 le persone positive in città e tre di queste sono ricoverate. Ne dà notizia il sindaco Alessandro Ferro, specificando come i dati siano riferiti al giorno precedente, ovvero venerdì 30. Risultano essere invece 81 le persone in isolamento domiciliare, ancorché negative, in quanto entrate in contatto con i positivi di cui sopra. Sul fronte delle misure di repressione del contagio, oggi e domani sono attese nuove restrizioni localizzate o generali da parte del governo, attraverso ulteriori decreti.
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