martedì 19 febbraio 2019

MAFIA IN VENETO, I DETTAGLI DELLA POLIZIA DI STATO DOPO GLI ARRESTI

Il clan dei Casalesi si è infiltrato in Veneto, rilevando il controllo del territorio dagli ultimi discendenti della “Mafia del Brenta”, con i quali era in contatto. Lo documenta l’operazione “At last” conclusa questa mattina con l’esecuzione di cinquanta ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Venezia.
I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Squadra mobile del capoluogo veneto, in collaborazione con il Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di finanza di Trieste.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso e vari reati gravi, mentre ad altre undici persone è stato notificato l’obbligo di dimora. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo di beni e valori per 10 milioni di euro.
All'esecuzione dei provvedimenti hanno partecipato oltre 300 agenti, tra i quali personale del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e del Servizio centrale investigazione e criminalità organizzata (Scico) della Guardia di finanza.
Partita da Venezia, l’indagine si è estesa a tutto il territorio nazionale, fino ad arrivare a Casal di Principe, in provincia di Caserta, e in altre località della Campania e della Puglia.
L’organizzazione mafiosa, partita dal piccolo centro di Eraclea (Venezia), aveva esteso la sua influenza criminale nell'est del Veneto, avvalendosi della sua forza intimidatrice per commettere molteplici gravi delitti come usura, estorsione, rapina, ricettazione, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita, sottrazione fraudolenta di valori, contraffazione di valuta, traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, danneggiamenti, incendi, truffe aggravate ai danni dello Stato, bancarotta fraudolenta, emissione di fatture false.
Le strategie criminali erano finalizzate, tra l'altro, ad acquisire, se necessario con minacce e violenza, la gestione o il controllo di attività economiche, soprattutto nell'edilizia e nella ristorazione, ma anche ad imporre un vantaggio ai gruppi criminali limitrofi, dediti al narcotraffico o allo sfruttamento della prostituzione.
Una quota dei profitti derivanti dalle attività illecite era destinata a sostenere i carcerati di alcune storiche famiglie mafiose di Casal di Principe, appartenenti al clan dei Casalesi, a cui l'organizzazione mafiosa di Eraclea era collegata e del quale costituiva il gruppo criminale referente per il Veneto orientale.
Per affermare l'assoluta egemonia sul territorio, gli appartenenti all'organizzazione mafiosa hanno fatto largo uso e commercio di armi, anche da guerra, utilizzate per compiere attentati  intimidatori.
Attivo inizialmente nel settore dell'edilizia, dedicandosi particolarmente all'attività usuraria e all'esecuzione di estorsioni, il gruppo criminale si era poi specializzato nel settore della riscossione crediti per conto di imprenditori locali.
Tra le fonti di finanziamento dell'organizzazione, c'era anche la produzione di fatture, per molti  milioni di euro, relative ad operazioni inesistenti, grazie a una fitta rete di aziende, intestate anche a prestanome, poi oggetto di bancarotta fraudolenta.
Oltre alle frodi all'erario per reati tributari, spiccano quelle compiute verso l'Inps attraverso le false assunzioni in imprese di cinquanta persone, vicine al gruppo criminale, allo scopo di lucrare indebitamente l'indennità di disoccupazione, per una ammontare di circa 700mila euro.


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