mercoledì 15 gennaio 2020

IERI LA MOVIMENTAZIONE DELLE PARATOIE DEL MOSE ALLA BOCCA DI PORTO DEL LIDO, PROSSIMI TEST IL 21 E 22 GENNAIO A CHIOGGIA

Ha avuto luogo ieri, alle bocche di porto del Lido di Venezia, la prova generale delle 20 paratoie che compongono il Mose, sollevate nella mattinata da San Nicolò. Il sistema ha funzionato e ora si attendono i rilievi dei tecnici riguardo i risultati ottenuti: è da considerare che la prova è stata effettuata a mare calmo, come in precedenza accaduto alla bocca di porto di Chioggia e a quella di Malamocco.
Fra una settimana, ovvero martedì 21 e mercoledì 22, nuovi test a Chioggia, mentre nei prossimi mesi -sempre iniziando dalla laguna sud- avverranno le prove con il mare mosso o agitato, quelle ovviamente più utili. Nonostante l'ottimismo della ministra De Micheli e dell'assessore regionale Marcato, probabilmente non sarà possibile far partire il sistema in caso di emergenza entro l'estate, dal momento che oltre a una governance definita ci sono ancora carenze di personale e di compressori necessari ad attutire il backlash delle paratoie.

venerdì 10 gennaio 2020

VERITAS: "PROTEGGERE DAL GELO I CONTATORI DELL'ACQUA"

Nei giorni di freddo intenso, Veritas suggerisce di proteggere i contatori dell’acqua situati, soprattutto a Venezia, all’esterno o in luoghi non riparati. Ogni cliente infatti, in base a quanto previsto dal regolamento per la fornitura di acqua potabile, è responsabile della buona conservazione e manutenzione degli impianti interni. La rottura dei contatori a causa del gelo comporta quindi un addebito per la loro sostituzione. Inoltre, i danni che possono verificarsi sono spesso più ingenti perché gelano anche le tubazioni. Per evitare dunque che il contatore venga danneggiato dal ghiaccio, Veritas suggerisce di coprirlo con stracci o con materiali isolanti.
Se il tubo che dal contatore porta l’acqua fin dentro casa si trova all’aperto, è importante che anche questo tratto di tubazione venga protetto con stracci o materiale termoisolante. Anche in questa zona, infatti, potrebbe formarsi ghiaccio per poi risalire fino al contatore, danneggiandolo. In caso di temperatura costantemente e abbondantemente sotto lo zero, quindi soltanto nelle giornate più fredde, sarebbe opportuno anche lasciar correre dal rubinetto un filo d’acqua per impedire la formazione di ghiaccio. Questo limitatamente alle ore notturne, in modo da evitare sprechi di acqua. Se il contatore fosse danneggiato dal gelo, i cittadini devono immediatamente avvisare il servizio guasti rete idrica (numero verde gratuito 800-896960), che interverrà prontamente.

mercoledì 8 gennaio 2020

IN AUMENTO I CASI DI INFLUENZA NELLA REGIONE VENETO, MA INFERIORI ALLA MEDIA NAZIONALE

Dal 30 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020 altri 13500 veneti sono stati colpiti dall’influenza, portando il totale dall’inizio del monitoraggio a 90900 persone colpite, pari a un’incidenza di 2,75 casi per mille residenti. Essi sono in aumento rispetto alla precedente rilevazione, ma ancora inferiori all’incidenza nazionale, attestata a 3,73 casi per mille: lo attesta il nuovo rapporto epidemiologico sull’influenza, elaborato dalla direzione prevenzione della Regione Veneto e diffuso oggi dall’assessora alla Sanità, Manuela Lanzarin.
L’andamento stagionale, che gli esperti reputano simile a quello degli anni scorsi, indica -anche in questo caso come in ogni stagione- nei bambini da 0 a 4 anni la fascia di età più colpita, con un’incidenza di 4,93 casi ogni mille abitanti. Seguono gli adulti tra 15 e 64 anni (2,84 per mille); i ragazzi tra 5 e 14 anni (2,49); gli ultrasessantacinquenni con 2,07 casi ogni mille.
Il monitoraggio segnala la comparsa, per la prima volta quest’anno, di due casi di complicanze: una sindrome da distress acuto e una grave insufficienza respiratoria acuta), una all’ULSS 3 Serenissima e una all’ULSS 2 Marca Trevigiana.
«I nostri esperti – dice l’assessora Lanzarin – prevedono che il picco stagionale possa arrivare verso la fine del mese. C’è quindi ancora tempo per vaccinarsi, ed è un appello che rivolgo a tutti i cittadini, ed in particolare alle categorie a rischio. L’intera rete di sanità pubblica rimane attiva e a disposizione».

martedì 7 gennaio 2020

ENTRO SEI MESI LE PARATOIE DEL MOSE POSSONO GIÀ ESSERE APERTE IN CASO DI EMERGENZA, LO DICE LA REGIONE

Le paratoie del Mose potranno essere aperte prima della conclusione dei lavori in caso di emergenza. Lo ha dichiarato l'assessore regionale Roberto Marcato a margine di una riunione tenutasi ieri a Venezia con la commissaria del Mose Elisabetta Spitz, la provveditrice alle opere pubbliche Cinzia Zincone, i commissari del Consorzio Venezia Nuova Fiengo e Ossola, le autorità locali e portuali veneziane, la Capitaneria di Porto e i Vigili del Fuoco. Erano presenti anche i sindaci della gronda e rappresentanti del Ministero per i Beni Culturali e della Soprintendenza al Paesaggio.
Marcato stima in sei mesi il tempo necessario per allestire l'apertura delle paratoie nei casi di emergenza: entro dieci giorni la commissaria Spitz sarà convocata dalla Prefettura per valutare il piano programmatico dei lavori di qui al 2021, termine ultimo per la consegna dell'intero apparato. La Regione fra l'altro si smarca dall'ipotesi di una sua gestione diretta del Mose: «Vista la complessità delle questioni commissariali e la mancata chiarezza dei ruoli - prosegue Marcato - appare ancora più evidente che questa è un’opera dello Stato e che dovrà essere lo Stato a gestirla».
Intanto non pochi tecnici mettono in guardia dai rischi della possibile apertura del Mose in una sola delle tre bocche di porto, come previsto per la prova del 14 gennaio al Lido: il livello dell'acqua nelle due bocche rimanenti è destinato a crescere e potrebbe creare scompensi non facilmente smaltibili. Per quanto riguarda infine il protocollo fanghi, resta in sospeso la firma al Ministero per l'Ambiente, in quanto manca ancora il parere dell'ISPRA.

PM 10, VENEZIA SUPERA LA SOGLIA: È ALLERTA ARANCIO. ENTRO I LIVELLI DI GUARDIA CHIOGGIA, RIVIERA DEL BRENTA, PIOVE DI SACCO E ADRIA

L’osservatorio regionale della qualità dell’aria in seno all'Arpav ha emesso oggi un comunicato sull’avvenuto raggiungimento del livello 1 (arancione), che si attua con quattro giorni consecutivi di superamento del valore limite consentito per il PM10 di 50 microgrammi per metro cubo. Pertanto nel Comune di Venezia -così come a Padova, Vicenza, Treviso e Rovigo- da oggi martedì 7 gennaio, e fino a nuova comunicazione, entreranno in vigore le misure di limite alla circolazione veicolare previste per il contenimento degli inquinanti atmosferici.
Nello specifico il livello arancione vieta la circolazione per tutti i giorni della settimana, compresi quindi anche sabato e domenica, dalle ore 8.30 alle 18.30 di ciclomotori e motocicli Euro 0 a due tempi, di autovetture ad uso proprio alimentate a benzina Euro 0 e 1 e diesel Euro 0, 1, 2, 3 e 4 e dei veicoli commerciali N1, N2, N3 alimentati a diesel Euro 1, 2 e 3. Per quanto riguarda l’utilizzo degli impianti termici e delle combustioni, in questi giorni sarà vietato utilizzare impianti termici a biomassa di classe inferiore a 3 stelle e sarà vietato effettuare combustioni all’aperto.
Altre aree nella provincia, come ad esempio Chioggia e Mirano, ma anche Adria nel Polesine e Piove di Sacco nel Padovano, sono segnalati con allerta 0 (verde) e quindi non passibili di provvedimento immediato. Una delle ragioni dell'impennata del PM10 sta nei tanti fuochi che nelle scorse ore hanno animato la campagna veneta secondo tradizione: proprio in previsione di queste celebrazioni, alcuni Comuni avevano vietato l'accensione dei fuochi.
Così è accaduto per esempio a Cavanella d'Adige, all'estremo confine meridionale della provincia, dove le vellità di rispettare la tradizione si sono scontrate col divieto, per esaurirsi nell'accensione di qualche fumogeno. A Carnevale intanto, nel giorno di martedì grasso, sarà bruciato "el pupoloto" all'oratorio salesiano Don Bosco nella città della laguna sud.

venerdì 3 gennaio 2020

IN AUMENTO GLI OGGETTI PERICOLOSI CONFERITI TRA I RIFIUTI, LE AVVERTENZE DI VERITAS

Un'indagine di Veritas sul campo ha appurato che è in aumento il numero di oggetti pericolosi perché taglienti o infiammabili, conferiti tra i rifiuti. È il caso, ad esempio, di pile, batterie e accumulatori al litio che spesso finiscono nel rifiuto secco o nel vetro plastica e lattine, ma che invece devono essere conferiti negli appositi contenitori collocati presso i rivenditori, portati all'Ecocentro o consegnati agli operatori degli Ecomobili dove il servizio è attivo. Oppure le siringhe e gli oggetti taglienti che, se gettati tra i rifiuti senza protezione, rischiano di ferire i netturbini (soprattutto dove la raccolta è porta a porta) e gli operatori degli impianti di trattamento e separazione. L’ago delle siringhe usate, infatti, deve essere sempre protetto con il cappuccio prima del conferimento nel rifiuto secco residuo.
Le lame dei coltelli e ogni altro oggetto tagliente, bicchieri e specchi rotti, prima di essere gettati nel rifiuto secco residuo, devono essere avvolti in carta di giornale o altro materiale protettivo. Infine, i razzi di segnalazioni e gli articoli pirotecnici ed esplodenti: non devono mai essere abbandonati, conferiti tra i rifiuti o portati agli Ecocentro o agli Ecomobili. Sono materiali che possono esplodere o incendiarsi, ferendo i netturbini e le persone che maneggiano e trattano i rifiuti, e di danneggiare gli impianti. L’articolo 4 del decreto del ministero dell’Ambiente 101/2016 obbliga i venditori di articoli pirotecnici, compresi i razzi marittimi, a ritirare gratuitamente i materiali scaduti o inutilizzati. Per evitare dunque danni alle persone e allungamento dei tempi di trattamento dei rifiuti (con inevitabili aumenti dei costi, quindi con ripercussioni nelle bollette), Veritas invita i cittadini a conferire in maniera corretta anche questi materiali.

mercoledì 1 gennaio 2020

SEI NATI STANOTTE E STAMATTINA NEGLI OSPEDALI DELL'ULSS 3 SERENISSIMA, IL PRIMO È DAVIDE ALL'OSPEDALE DI MIRANO

Si chiama Davide ed è nato all'ospedale di Mirano alle 0.53, il primo nato del 2020 nel territorio dell'ULSS 3 Serenissima. Davide è il sesto figlio di una coppia originaria della Costa d'Avorio e residente a Marghera: è nato con parto spontaneo e alla nascita pesava 3 kg e 860 grammi. Sono in tutto sei i primi nati nella notte e stamane: Nicolas Vlad è venuto al mondo a Dolo alle 3.23 da una famiglia di origine rumena; a Mestre invece la prima nata è una bambina, Emma Lucia, che ha visto la luce alle 9.47 di oggi. Ma la prima femmina in assoluto nel 2020 veneziano è stata registrata sempre all'ospedale di Mirano, dove alle 2.57 è nata Arianna. A Mirano festeggiano anche le famiglie di Christian e Ludovico: «Diamo un saluto accogliente ai nuovi nati - ha commentato il direttore generale Giuseppe dal Ben - perché la nascita di questi nuovi cittadini nella prima notte dell’anno è un segno di buon auspicio».
Devono ancora attendere il primo lieto evento le strutture di Venezia e Chioggia, dove l'ultima nascita si è verificata la mattina del 29 dicembre ad opera di una mamma di Pellestrina. Sono stati in tutti 511 i bambini nati nel 2019 all'ospedale di Chioggia, numero che ha consentito al nosocomio della laguna sud di mantenere il punto nascite secondo i parametri regionali; 373 i neonati di Venezia (la quale gode di una deroga per via della specificità geografica), 521 quelli di Dolo, 815 a Mirano e 1921 a Mestre, per un totale di 4141 bambini nell'ULSS 3 Serenissima. L'ultimo a venire al mondo nel 2019 è stato Diego, alle 21.50 del 31 dicembre, all'ospedale di Mestre.
Il direttore Dal Ben ha visitato questa mattina gli ospedali del suo mandamento, appuntamento fisso cominciato poco prima delle 8 da Chioggia per proseguire poi nelle altre località: il vertice dell'unità sanitaria ha augurato buon anno ai degenti e ai lavoratori dei reparti di Geriatria, Pneumologia, Medicina, Ostetricia, Pediatria, Pronto Soccorso e della centrale operativa del 118 di Venezia. «Un dovere - ha concluso Dal Ben - ma anche un piacere, ogni anno, vedere la dedizione e l'impegno di chi è al servizio negli ospedali, mentre altri sono in famiglia o in festa. Gli operatori non si sottraggono, con consapevolezza, ad accogliere l'utenza costretta a rivolgersi alla sanità pubblica anche a Capodanno».