Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini e il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia hanno firmato oggi, a Venezia, il nuovo Protocollo di Legalità per la realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta, attualmente la più grande infrastruttura in corso d’opera in Italia, con un costo complessivo pari a 2 miliardi 258 milioni, per 94 chilometri di percorso attraverso 36 Comuni tra le province di Vicenza e Treviso, con 16 caselli e con una percentuale già cantierata del 50% circa.
“Oggi è una giornata storica – ha detto Zaia ringraziando Salvini per la decisione di venire in Veneto a firmare – perché andiamo avanti nella realizzazione di un’infrastruttura che risolverà i problemi di viabilità di mezzo Veneto e perché abbiamo siglato non solo un Protocollo importante e articolato, ma un vero e proprio accordo di responsabilità, con il quale ci si allinea ancor di più alle direttive del Ministero e dell’Autorità Anticorruzione, al punto che, se emerge qualcosa di strano su un’azienda che sia anche precedente al Protocollo di oggi, essa dovrà comunque andarsene. Vogliamo smentire – ha aggiunto – lo stereotipo di un Paese dove, se c'è una carriola, c'è anche chi ruba, e faremo tutto quanto umanamente e tecnicamente possibile per riuscirci. Tutti gli atti di questo progetto – ha voluto rimarcare Zaia – sono pubblici e visibili a tutti. E' con la trasparenza e con Protocolli forti come questo che si combatte in concreto la malavita e le sue infiltrazioni”.
“Il modello con il quale si sta realizzando la Pedemontana Veneta – ha sottolineato il Ministro Salvini – può essere portato a esempio anche per il resto d’Italia. E’ un modello pubblico-privato positivo. Firmando questo Protocollo – ha aggiunto – riaffermiamo un’idea di crescita, di sviluppo, di futuro, perché non siamo stati votati
per fermare. E diciamo anche chiaro e forte che siamo decisi a combattere duramente contro il crimine organizzato, contro la delinquenza che, dove ci sono soldi, cerca sempre di intrufolarsi, utilizzando tutte le armi in nostro possesso, a cominciare dalla trasparenza riaffermata con la firma di oggi”.
Un modello innovativo anche per quanto riguarda l’aspetto dei pedaggi, è stato sottolineato.
“Per onestà intellettuale – ha detto al proposito Zaia – non dobbiamo dimenticare che,
con questa formula, il concessionario ha in realtà rinunciato a miliardi di guadagni certi, perché non incasserà i pedaggi. Questi li incasserà la Regione, che pagherà un canone annuo sulla base di stime di traffico redatte sul piano squisitamente tecnico. Ciò che si incassa – ha concluso – va al Veneto dell’autonomia e dell’identità”.
Sull’andamento dei lavori, il Governatore ha detto che “il primo tratto di 7 chilometri tra lo svincolo dell’A31 e Breganze è già finito e potrebbe essere aperto entro ottobre. Poi procederemo per stralci: mano a mano che si concluderanno i lavori tra un casello e l’altro dei 16 previsti, quel tratto verrà subito reso disponibile all’utenza”.
Il Protocollo è stato siglato anche dai Prefetti di Treviso, Maria Rosa Laganà, e Vicenza, Umberto Guidato, dai rappresentanti degli Ispettorati del Lavoro delle due province, Roberto Parrella per Treviso e Francesco Bortolan per Vicenza, dal rappresentante della Società Superstrada Pedemontana Spa, Matterino Dogliani, e dalle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil) dei territori attraversati dall’arteria, rispettivamente Mauro Visentin, Marco Potente e Gianluca Quatrale per Cgil, Cisl e
Uil Treviso; e Luca Russo, Lorenzo D’Amico, Pietro De Angelis per Cgil, Cisl e Uil Vicenza.
giovedì 30 agosto 2018
ALLERTA METEO "GIALLA" DELLA PROTEZIONE CIVILE SUL VENETO: IN ARRIVO PRECIPITAZIONI, POSSIBILI FENOMENI INTENSI
Da oggi pomeriggio il Veneto è interessato da fenomeni di variabilità con possibilità di piovaschi e temporali più intensa sulle Dolomiti e locali nella fascia pedemontana. Il centro funzionale decentrato della Protezione Civile del Veneto ha dichiarato lo stato di attenzione idraulica per tutti i bacini idrografici nel caso di fenomeni temporaleschi anche intensi,
grandinate e raffiche di vento. Nelle aree montane e pedemontane l’allerta gialla segnala la possibilità anche di fenomeni franosi e colate detritiche. Le prescrizioni di allerta sono rinforzate per il comune di Borca di Cadore, a causa della
presenza della frana di Cancìa. L’alternanza di nuvole e pioggia interesserà il Veneto venerdì 31 agosto, sabato 1 e domenica 2 settembre, sino a metà giornata.
mercoledì 29 agosto 2018
TRAUMI AL VOLTO: SONO 50 I CASI DELL'UNITA' OPERATIVA MAXILLO-FACCIALE
C’è una donna morsa al labbro superiore dal proprio cane, forse spinto da un’eccessiva dimostrazione d’affetto; alcuni giovani e bambini che si son fatti male mentre giocavano andando in bicicletta, sfrecciando con i pattini a rotelle o scendendo imprudentemente da uno scivolo; infine, un adulto che cade da una certa altezza mentre sta svolgendo un lavoro, o che si crea una brutta ferita con una sega elettrica o che arriva in ospedale a causa di un incidente stradale.
Tutti esempi di pazienti che sono passati per l’Unità Operativa di Chirurgia maxillo-facciale e Odontoiatria dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre della Ulss 3, guidata dal Primario Michele Franzinelli, da quando è cominciata questa estate, per interventi più o meno complessi al volto danneggiato.
“L’estate che si sta chiudendo – ha commentato il Primario Franzinelli – ci ha visti in prima linea per la traumatologia del volto: lo scheletro facciale, infatti, è particolarmente soggetto a fratture con urti, cadute, incidenti. In estate tutto si moltiplica, soprattutto i traumi nei giovani e giovanissimi e noi siamo intervenuti su circa una cinquantina di casi per la ricostruzione di fratture delle mandibole, delle orbite e del complesso fronto-naso-etmoido-orbitario. Sono interventi che svolgiamo da più di trenta anni, con il precedente primario Dottor Priore ed ora con il nostro gruppo, utilizzando i materiali più all'avanguardia al fine di raggiungere i migliori risultati sia dal punto di vista funzionale che estetico, in quanto si riduce al minimo la presenza di eventuali cicatrici”.
Il paziente, prima dell’intervento, viene sottoposto agli esami strumentali necessari per stendere poi un planning di ricostruzione. Per evitare le cicatrici sul volto (nel 90% dei casi non si vedono), le incisioni vengono eseguite all'interno del cavo orale oppure sulla cute secondo le linee guida della chirurgia plastica estetica. L’intervento prevede di riposizionare l’osso fratturato, stabilizzandolo con il posizionamento di apposite placche. Dopo tre o quattro giorni, se non emergono complicanze, il paziente può far rientro a casa.
Sono poco più di duecento gli interventi chirurgici effettuati dall’Unità Operativa nel 2016 a Mestre, a cui se ne sommano una sessantina effettuati all’Ospedale Civile; e più di trecento gli interventi effettuati all’Ospedale dell’Angelo in day surgery.
“A fianco della traumatologia – ha ricordato il Primario – trattiamo le patologie interessanti il distretto osseo e le strutture annesse, comprese tra il seno frontale ed il collo; interveniamo sui dismorfismi mascellari per eccesso o difetto e sull’atrofia dei mascellari; e ancora pratichiamo la chirurgia oncologica del distretto facciale e del cavo orale, la chirurgia cranio-orbito-palpebrale, il trattamento delle disfunzioni temporo-mandibolari”.
“In estate, nel territorio della Ulss 3, la popolazione aumenta per la presenza dei turisti – ha detto il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben – e, con essa, anche gli eventi traumatici. Sul fronte della traumatologia del volto, l’Ospedale hub di Mestre risponde a 360 gradi con una squadra di specialisti preparati in modo particolare nella chirurgia ricostruttiva maxillo-facciale, con tutte le sue problematiche complesse”
Tutti esempi di pazienti che sono passati per l’Unità Operativa di Chirurgia maxillo-facciale e Odontoiatria dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre della Ulss 3, guidata dal Primario Michele Franzinelli, da quando è cominciata questa estate, per interventi più o meno complessi al volto danneggiato.
“L’estate che si sta chiudendo – ha commentato il Primario Franzinelli – ci ha visti in prima linea per la traumatologia del volto: lo scheletro facciale, infatti, è particolarmente soggetto a fratture con urti, cadute, incidenti. In estate tutto si moltiplica, soprattutto i traumi nei giovani e giovanissimi e noi siamo intervenuti su circa una cinquantina di casi per la ricostruzione di fratture delle mandibole, delle orbite e del complesso fronto-naso-etmoido-orbitario. Sono interventi che svolgiamo da più di trenta anni, con il precedente primario Dottor Priore ed ora con il nostro gruppo, utilizzando i materiali più all'avanguardia al fine di raggiungere i migliori risultati sia dal punto di vista funzionale che estetico, in quanto si riduce al minimo la presenza di eventuali cicatrici”.
Il paziente, prima dell’intervento, viene sottoposto agli esami strumentali necessari per stendere poi un planning di ricostruzione. Per evitare le cicatrici sul volto (nel 90% dei casi non si vedono), le incisioni vengono eseguite all'interno del cavo orale oppure sulla cute secondo le linee guida della chirurgia plastica estetica. L’intervento prevede di riposizionare l’osso fratturato, stabilizzandolo con il posizionamento di apposite placche. Dopo tre o quattro giorni, se non emergono complicanze, il paziente può far rientro a casa.
Sono poco più di duecento gli interventi chirurgici effettuati dall’Unità Operativa nel 2016 a Mestre, a cui se ne sommano una sessantina effettuati all’Ospedale Civile; e più di trecento gli interventi effettuati all’Ospedale dell’Angelo in day surgery.
“A fianco della traumatologia – ha ricordato il Primario – trattiamo le patologie interessanti il distretto osseo e le strutture annesse, comprese tra il seno frontale ed il collo; interveniamo sui dismorfismi mascellari per eccesso o difetto e sull’atrofia dei mascellari; e ancora pratichiamo la chirurgia oncologica del distretto facciale e del cavo orale, la chirurgia cranio-orbito-palpebrale, il trattamento delle disfunzioni temporo-mandibolari”.
“In estate, nel territorio della Ulss 3, la popolazione aumenta per la presenza dei turisti – ha detto il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben – e, con essa, anche gli eventi traumatici. Sul fronte della traumatologia del volto, l’Ospedale hub di Mestre risponde a 360 gradi con una squadra di specialisti preparati in modo particolare nella chirurgia ricostruttiva maxillo-facciale, con tutte le sue problematiche complesse”
martedì 28 agosto 2018
WEST NILE, LA REGIONE STANZIA FONDI PER LA DISINFESTAZIONE STRAORDINARIA
I casi confermati di infezione nell’uomo dal virus West Nile, trasmesso dalla zanzara Culex Pipiens, in Veneto sono ad oggi 132, dei quali 41 evoluti nella forma neuroinvasiva, con 6 decessi, tutti avvenuti in persone anziane o con gravi patologie pregresse.
Lo evidenzia il sesto Bollettino sulle Arbovirosi, redatto e diffuso oggi dalla Direzione Prevenzione della Regione del Veneto che, rispetto a quello emesso il 21 agosto scorso, segnala un aumento complessivo di 27 casi.
“Il monitoraggio continuo dei nostri esperti conferma che siamo di fronte a una situazione impegnativa ma che non deve destare allarme – sottolinea l’Assessore alla Sanità Luca Coletto – con un virus che risulta asintomatico nell’80% dei casi e solo in meno dell’1% capace di evolvere nella forma neuroinvasiva. I tecnici della Direzione Prevenzione – informa Coletto – sono al lavoro per definire i particolari del Piano di Disinfestazione Straordinaria, sia adulticida che larvicida, che abbiamo deciso di far scattare, finanziandolo con fondi regionali che si aggireranno tra 400 e 500 mila euro. Siamo a buon punto, e contiamo di averlo a giorni, come previsto, per passare subito
all’attuazione”.
Dal punto di vista statistico, la provincia con più casi è Padova (54 totali, con 44 forme
febbrili e 10 neuroinvasive), seguita da Rovigo (26 totali, 16-10), Verona (24 totali,
15-9), Venezia (19 totali, 11-8), Vicenza (6 totali, 3-3) e Treviso (3 totali, 2-1).
IL BOLLETTINO SU: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2032570860121033&id=185849638126507&__xts__[0]=68.ARBr6p7RuGiXGuVunZyyt21Uq9FmOGBMadDat9bFYFEJlx16rYy1GFm3dWUzONsq92HZ9BfgVTqOa2eILGreEXR3MqV6axRFJwUWb3FwTaqtR9iNqrwIngdVQm78PNm39o-scew&__tn__=-R
Lo evidenzia il sesto Bollettino sulle Arbovirosi, redatto e diffuso oggi dalla Direzione Prevenzione della Regione del Veneto che, rispetto a quello emesso il 21 agosto scorso, segnala un aumento complessivo di 27 casi.
“Il monitoraggio continuo dei nostri esperti conferma che siamo di fronte a una situazione impegnativa ma che non deve destare allarme – sottolinea l’Assessore alla Sanità Luca Coletto – con un virus che risulta asintomatico nell’80% dei casi e solo in meno dell’1% capace di evolvere nella forma neuroinvasiva. I tecnici della Direzione Prevenzione – informa Coletto – sono al lavoro per definire i particolari del Piano di Disinfestazione Straordinaria, sia adulticida che larvicida, che abbiamo deciso di far scattare, finanziandolo con fondi regionali che si aggireranno tra 400 e 500 mila euro. Siamo a buon punto, e contiamo di averlo a giorni, come previsto, per passare subito
all’attuazione”.
Dal punto di vista statistico, la provincia con più casi è Padova (54 totali, con 44 forme
febbrili e 10 neuroinvasive), seguita da Rovigo (26 totali, 16-10), Verona (24 totali,
15-9), Venezia (19 totali, 11-8), Vicenza (6 totali, 3-3) e Treviso (3 totali, 2-1).
IL BOLLETTINO SU: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2032570860121033&id=185849638126507&__xts__[0]=68.ARBr6p7RuGiXGuVunZyyt21Uq9FmOGBMadDat9bFYFEJlx16rYy1GFm3dWUzONsq92HZ9BfgVTqOa2eILGreEXR3MqV6axRFJwUWb3FwTaqtR9iNqrwIngdVQm78PNm39o-scew&__tn__=-R
lunedì 27 agosto 2018
ULSS 3, "MALATTIA DI LYME": COME DIFENDERCI DALLE ZECCHE
“Parchi e boschi sono luoghi ideali per fare una scampagnata, magari col proprio cane…”: inizia così il video realizzato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezia sulle Zecche “Rischi per la salute e cosa fare per prevenirli”, che permette alla Ulss 3 di ritornare sul tema della “Malattia di Lyme”. LINK: https://youtu.be/Nj0NJFcNPJg
LA STORIA E I NUMERI. Il termine “Lyme” deriva dal nome dell’omonima cittadina nel Connecticut dove, nel 1975, si presentarono numerosi casi – una vera e propria epidemia - di artrite preceduta dalla comparsa di eritemi al tronco, con chiazze che potevano avere diametro di 10-50 cm. Si scoprirà che quella infezione era stata provocata da batteri trasmessi, ai malcapitati, tramite il morso di zecche infette. Una malattia che torna a far parlare di sé nei periodi caldi e temperati e che è tipica delle regioni del Nordest. E’ una malattia altamente diffusa nei Paesi dell’area temperata, con una presenza importante in montagna fino a quote di 1800 metri: “Quanto al nostro Paese - spiega il Primario di Dermatologia della Ulss 3, Massimo Donini - la si può considerare ormai endemica nelle regioni del Veneto, del Friuli Venezia-Giulia, del Trentino, oltre che in Emilia, in Liguria e in Piemonte; sono invece sporadiche le segnalazioni di questa patologia nelle regioni del sud”. “Si tratta di una patologia che ci riguarda molto da vicino – continua il Primario di Dermatologia insieme al primario della Malattie Infettive di Mestre, Sandro Panese – che possiamo dire collegata alle nostre montagne, ai luoghi ed al clima delle nostre vacanze. La diffusione della ‘Malattia di Lyme’ è legata a quella del suo vettore principale, la zecca dei boschi (Ixodes ricinus): si diffonde l’insetto e si diffonde la possibilità di contrarre la patologia: in Italia se ne conta circa un migliaio per ora diagnosticato e nel Veneto circa 60 casi all’anno. La zecca contaminata tramite il sangue di cui si nutre, trasmette all’uomo i batteri della malattia (Borrelia Burgdorferi et al.) attraverso le sue punture: con questa azione, l'artropode si conferma essere un “killer” non da poco, se si pensa che tra gli insetti veicolanti infezioni è seconda solo alla zanzara portatrice della malaria”.
LA STORIA E I NUMERI. Il termine “Lyme” deriva dal nome dell’omonima cittadina nel Connecticut dove, nel 1975, si presentarono numerosi casi – una vera e propria epidemia - di artrite preceduta dalla comparsa di eritemi al tronco, con chiazze che potevano avere diametro di 10-50 cm. Si scoprirà che quella infezione era stata provocata da batteri trasmessi, ai malcapitati, tramite il morso di zecche infette. Una malattia che torna a far parlare di sé nei periodi caldi e temperati e che è tipica delle regioni del Nordest. E’ una malattia altamente diffusa nei Paesi dell’area temperata, con una presenza importante in montagna fino a quote di 1800 metri: “Quanto al nostro Paese - spiega il Primario di Dermatologia della Ulss 3, Massimo Donini - la si può considerare ormai endemica nelle regioni del Veneto, del Friuli Venezia-Giulia, del Trentino, oltre che in Emilia, in Liguria e in Piemonte; sono invece sporadiche le segnalazioni di questa patologia nelle regioni del sud”. “Si tratta di una patologia che ci riguarda molto da vicino – continua il Primario di Dermatologia insieme al primario della Malattie Infettive di Mestre, Sandro Panese – che possiamo dire collegata alle nostre montagne, ai luoghi ed al clima delle nostre vacanze. La diffusione della ‘Malattia di Lyme’ è legata a quella del suo vettore principale, la zecca dei boschi (Ixodes ricinus): si diffonde l’insetto e si diffonde la possibilità di contrarre la patologia: in Italia se ne conta circa un migliaio per ora diagnosticato e nel Veneto circa 60 casi all’anno. La zecca contaminata tramite il sangue di cui si nutre, trasmette all’uomo i batteri della malattia (Borrelia Burgdorferi et al.) attraverso le sue punture: con questa azione, l'artropode si conferma essere un “killer” non da poco, se si pensa che tra gli insetti veicolanti infezioni è seconda solo alla zanzara portatrice della malaria”.
I SINTOMI E LA CURA. Circa il 20% delle persone contagiate dalla Borrelia non presenta inizialmente alcun sintomo. Nel restante 80% la malattia si annuncia generalmente nel periodo primaverile-estivo-autunnale con la comparsa di un'unica lesione cutanea eritematosa, che appare dopo un intervallo di 3-30 giorni dal contagio, all’inizio di dimensioni limitate e presente nella sede della puntura; via via la macchia si estende fino a diventare un eritema anulare che si espande progressivamente e lentamente fino a chiazze di oltre 10 cm di diametro anche in altre sedi corporee (eritema migrante). All'eritema si associano sintomi simil influenzali come febbre, cefalea, artro-mialgie migranti ed intermittenti e spossatezza. Se non trattato, l'eritema dura in media 3-4 settimane ed in seguito può recidivare con lesioni multiple ma di minori dimensioni. Se non curata in tempo, la persona contagiata comincerà ad accusare dolori e gonfiore alle articolazioni (artrite nel 60% dei casi ) che durano anche mesi, potranno associarsi complicanze neurologiche come la meningite o la polineurite nel 15% dei casi (con difficoltà di deambulazione, acufeni, perdita di memoria ed instabilità comportamentale) ed anche disturbi cardiaci nel 4-8% dei casi; Nelle donne in gravidanza, l'infezione può essere trasmessa al nascituro e può aumentare il rischio di aborto spontaneo. “I test diagnostici ed i protocolli di terapia per la Malattia di Lyme sono in continua e importante evoluzione – aggiunge il dottor Donini – e gli specialisti si confrontano con regolarità sulle recenti innovazioni in materia di individuazione della patologia, e poi in materia di cura della stessa, sostanzialmente fondata sull’uso di determinati cicli di antibiotico terapia; lo scorso anno proprio a Venezia abbiamo affrontato, in un congresso nazionale organizzato dalla Dermatologia dell’ Ulss 3 Serenissima in collaborazione con l'Associazione Lyme Italia e Coinfezioni" e con l'Università degli Studi di Trieste, il tema fondamentale della vaccinazione, recentemente introdotta negli Stati Uniti, e della possibilità di utilizzarla in futuro anche in Europa, dove risulta per ora spesso inefficace poiché la malattia è provocata da uno spettro in buona parte differente di Borrelie (non solo B Burgdorferi ma anche B Afzelii, B Garinii )”.
LA PREVENZIONE. Quindi la prevenzione rimane una tappa importante da considerare: esistono infatti alcune precauzioni volte a ridurre notevolmente la possibilità di contatto e morso di zecca, che consistono nell'indossare abiti chiari (al fine di vedere meglio l'insetto), coprire le estremità inferiori con calze chiare, impiegare pantaloni lunghi, indossare un cappello, seguire i sentieri ed evitare di attraversare i prati con erba alta, ed al termine della escursione effettuare un attento esame visivo del corpo e degli indumenti. Anche i cani al seguito andrebbero trattati con repellenti e controllati al rientro dall'escursione (meglio se prima di rientrare in casa). Va ricordato infatti che la zecca punge generalmente piccoli e grandi mammiferi (roditori, cervi) e uccelli per nutrirsi del loro sangue, per cui si trova in genere negli ambienti frequentati da questi animali (bosco e sottobosco, prati e radure con erba alta). Qualora si debba individuare una zecca, questa va rimossa il prima possibile in quanto la probabilità di contrarre un'infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull'ospite: infatti solo dopo alcune ore la zecca inizia a rigurgitare parte del suo pasto, inoculando nell'ospite gli eventuali patogeni. Nella procedura di rimozione occorre evitare l'impiego di alcool, acetone, trielina, olio o unguenti per evitare di indurre il rigurgito di sangue dalla zecca all'uomo, cosa che favorirebbe la trasmissione dell'infezione; si deve quindi afferrare con una pinzetta a punte sottili evitando di schiacciarla e rimuovere tirando dolcemente con rotazione (in farmacia si trovano appositi estrattori). La zecca estratta può essere conservata in alcool o congelata nel caso la si voglia inviare presso un centro specializzato per la ricerca di possibili agenti patogeni presenti nel parassita. Nel sito della "Associazione Lyme italia e Coinfezioni" sono scaricabili volantini indicanti i principali centri in Italia per la ricerca dei potenziali patogeni. Nel caso che nei successivi 30-40 giorni si noti la comparsa di segni e sintomi di infezione prima descritti, diventa opportuno rivolgersi al medico curante per una prima valutazione clinica. Può essere comunque utile, nel caso di puntura di zecca subita, rivolgersi a centri specializzati per prendere tempestivamente i giusti provvedimenti.
giovedì 23 agosto 2018
MALTEMPO IN ARRIVO, DICHIARATO LO STATO DI ATTENZIONE PER CRITICITÀ IDROGEOLOGICA IN TUTTO IL VENETO
Una marcata fase di maltempo è in arrivo sul Veneto. Sulla base delle previsioni meteo emesse da Arpav, il centro funzionale decentrato della Protezione Civile della Regione ha emesso poco fa un avviso di criticità idrogeologica su tutto il territorio, dichiarando lo stato di attenzione, valevole dalle ore 14 di oggi alle ore 8 di sabato 25. Fino alle 14 di domani, la fase operativa di attenzione è limitata ai bacini idrografici Alto Piave, Piave-Pedemontano, Alto Brenta-Bacchiglione-Alpone, Adige-Garda-Monti Lessini. Visti i fenomeni meteorologici previsti, la criticità idrogeologica è riferita allo scenario “temporali forti”. Fino alle 14 di domani è stato dichiarato anche lo stato di attenzione rinforzata per l’area bellunese di Borca di Cadore.
mercoledì 22 agosto 2018
ULSS 3, I RIMEDI CORRETTI PER LE MEDUSE: I CONSIGLI DEL DOTT. BORTOLI NEL MINIVIDEO
"Le meduse non pungono, ma rilasciano una sostanza urticante attraverso i propri tentacoli che provoca dolore. Oltre al dolore, che non dura più di una trentina di minuti, nella zona interessata, possono comparire dei ponfi più o meno estesi, cioè tante piccole bollicine.La prima cosa da fare è stare calmi, perché nella maggioranza dei casi, sia per gli adulti che per i bambini, il problema si risolve velocemente, senza conseguenze, anche senza necessità di rivolgersi al Pronto Soccorso.
Ecco come agire: non bisogna toccare la zona irritata, perché in questo modo si può estendere il dolore alle altre parti del corpo che tocchiamo. Si consiglia di bagnare la parte interessata con l'acqua di mare, evitando sia l'acqua dolce che il ghiaccio che, a differenza di ciò che si potrebbe immaginare, intensificano il problema invece di attenuarlo. Nella fase acuta si possono anche utilizzare dei dispositivi composti da gel astringenti a base di cloruro di alluminio facilmente reperibili nelle farmacie territoriali. Nel momento in cui, la persona colpita dalla medusa mostra sintomi più importanti, come difficoltà respiratoria, rossore e sudorazione profusa, c'è il rischio che sia allergica: in questo caso si consiglia di chiamare il 118 o di rivolgersi immediatamente al Pronto Soccorso. Per quanto riguarda i bambini, i consigli sono gli stessi che per gli adulti. Se, però, la zona interessata dalla irritazione è particolarmente estesa, si suggerisce anche la valutazione da parte di un pediatra. Si ricorda, infine, che nei litorali veneziani sono attivi dei punti di intervento infermieristici e sono presenti nei presidi ospedalieri i servizi di medicina turistica. Sono attivate, inoltre, da parte della Azienda sanitaria delle convenzioni con i medici di famiglia per cui anche il turista può recarsi tranquillamente ed essere seguito a livello ambulatoriale".
"Continuiamo, con i nostri professionisti - ha dichiarato il Direttore Generale della Ulss 3 Giuseppe Dal Ben - a fornire informazioni utili su temi di interesse collettivo. Chi frequenta le nostre spiagge, soprattutto in questi giorni, si è talvolta imbattuto in una medusa. L'incontro non è mai piacevole, anche se non è pericoloso nella gran parte dei casi. Il nostro intento è quello di rassicurare con informazioni corrette e fornire dei consigli semplici e pratici da poter adottare in questi casi. Buon mare a tutti".
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