È mancato stamattina a Camponogara, in Riviera del Brenta, Renato Morandina, storico esponente della sinistra veneziana. Ogni mattina Morandina riceveva la telefonata del fratello: quando questi non ha ricevuto risposta, ha avvertito un vicino di casa, che si è recato presso l’abitazione di Morandina e dove ha trovato l’uomo in condizioni critiche. Sul posto aleggiava un forte odore di gas, anche se non è chiaro se ci sia correlazione con la causa della morte. Al loro arrivo, i sanitari del 118 non hanno potuto che constatare il decesso. Il corpo ora è a disposizione dell’autorità giudiziaria: nei prossimi giorni verrà eseguita l’autopsia. Renato Morandina è stato protagonista della politica veneziana per quasi 40 anni, con incarichi importanti nel PCI a partire del 1975. Consigliere regionale a Palazzo Ferro Fini negli anni Ottanta, era stato implicato all’inizio degli anni Novanta nelle vicende di Tangentopoli. Era il “compagno M” (con un riferimento alle analoghe situazioni vissute dal tesoriere del PDS nazionale Primo Greganti”, il “compagno G”). Negli anni Duemila era tornato alla vita pubblica ricoprendo la carica di presidente dell’Azienda di Promozione Turistica di Venezia. E anche ultimamente era ancora attivo in seno al Partito Democratico.
sabato 13 febbraio 2016
PARTITO DEMOCRATICO IN LUTTO: E' MANCATO RENATO MORANDINA
È mancato stamattina a Camponogara, in Riviera del Brenta, Renato Morandina, storico esponente della sinistra veneziana. Ogni mattina Morandina riceveva la telefonata del fratello: quando questi non ha ricevuto risposta, ha avvertito un vicino di casa, che si è recato presso l’abitazione di Morandina e dove ha trovato l’uomo in condizioni critiche. Sul posto aleggiava un forte odore di gas, anche se non è chiaro se ci sia correlazione con la causa della morte. Al loro arrivo, i sanitari del 118 non hanno potuto che constatare il decesso. Il corpo ora è a disposizione dell’autorità giudiziaria: nei prossimi giorni verrà eseguita l’autopsia. Renato Morandina è stato protagonista della politica veneziana per quasi 40 anni, con incarichi importanti nel PCI a partire del 1975. Consigliere regionale a Palazzo Ferro Fini negli anni Ottanta, era stato implicato all’inizio degli anni Novanta nelle vicende di Tangentopoli. Era il “compagno M” (con un riferimento alle analoghe situazioni vissute dal tesoriere del PDS nazionale Primo Greganti”, il “compagno G”). Negli anni Duemila era tornato alla vita pubblica ricoprendo la carica di presidente dell’Azienda di Promozione Turistica di Venezia. E anche ultimamente era ancora attivo in seno al Partito Democratico.
giovedì 11 febbraio 2016
200 ALLA GIORNATA DEL CUORE AMICO: 30 CO PARAMETRI ANORMALI E UNO RICOVERATO AL VOLO
In 200 alla Giornata del cuore di Mirano: un grazie di “cuore”
a Cuore Amico e ai sanitari della Ulss
Tra gli screenati, una trentina con parametri anomali e un cittadino con diagnosi di angina da sforzo, subito preso in carico
Duecento cittadini alla giornata delle “Cardiologie Aperte” di Mirano, trenta dei quali a rischio cardiologico e uno addirittura con diagnosi di angina da sforzo. L’evento, organizzato oggi, giovedì 11 febbraio, dall’Associazione Cuore Amico Mirano onlus assieme al Dipartimento Cardiovascolare e a quello della Prevenzione della Ulss 13 e promosso dall’Anmco, è uno dei momenti più attesi dalla popolazione del territorio, che risponde ogni anno con una importante adesione. In questa occasione, infatti, viene messa in campo una vera e propria “task force” per la salute del cuore: volontari, medici, infermieri. Tutti schierati al piano terra dell’Ospedale di Mirano, dove sono ubicati gli ambulatori cardiologici, per fornire informazioni sui corretti stili di vita ed eseguire una serie di esami utili per lo screening dei fattori di rischio coronarico (misurazione della glicemia, del colesterolo e della pressione e la valutazione della presenza di fibrillazione atriale). A prestarsi come testimonial della Giornata di prevenzione, anche il direttore generale della Ulss 13 Giuseppe Dal Ben che è passato in reparto, col sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello e del Comune di Noale Patrizia Andreotti, ed ha salutato i cittadini in sala e gli operatori insieme ai volontari.
Nell’occasione, il Dg si è fatto misurare la pressione dal primario facente funzioni della Cardiologia Salvatore Saccà. “Sono rimasto molto colpito dalla partecipazione – ha detto il Dg Dal Ben – tanto che mi hanno riferito che la gente ha cominciato ad arrivare già dalle 7.00 di questa mattina. Un evento molto ben organizzato e qui si vede il tocco del presidente dell’Associazione Cuore Amico Nicolò Cammarata, capace di sensibilizzare e di coinvolgere in momenti importanti, come questi sulla prevenzione, che sono l’anticamera della buona salute”. “Abbiamo visto circa duecento persone – hanno raccontato il dottor Saccà insieme al primario facente funzioni della Medicina dello Sport e della Cardiologia riabilitativa dottor Franco Giada – di tutte abbiamo raccolto i dati clinici facendo un’anamnesi accurata; inoltre sono stati sottoposti agli esami di screening. Ad un 15% di questi cittadini abbiamo rilevato dei valori anomali, motivo per cui li abbiamo subito inviati ad effettuare una visita cardiologica e un elettrocardiogramma (consegnando a ciascuno, gratuitamente, il bancomheart, una schedina a forma di bancomat dove dentro viene registrato il tracciato)”. Tra le persone con parametri anomali del cuore, oggi, il personale della Cardiologia ha individuato anche un cittadino a rischio infarto. “In questa Giornata, inoltre, abbiamo preso in carico un utente – hanno continuato i due medici – con una diagnosi di angina da sforzo. Lo stiamo monitorando, a breve eseguirà una coronarografia e, se questa sarà positiva, sarà subito sottoposto ad una angioplastica per la dilatazione (col famoso palloncino) dell’arteria”. Ogni mese, nella Cardiologia di Mirano, vengono eseguiti circa 130 elettrocardiogrammi (escluse le emergenze). Si eseguono circa 2500 procedure interventistiche all’anno, di cui un migliaio solo di coronarografie e novecento angioplastiche. Si ricorda che il malato cardiovascolare è preso in carico a 360° dal Dipartimento Cardiovascolare e questo significa che prima di essere dimesso, viene valutato dal cardiologo che decide se inviarlo poi a Noale in Medicina dello Sport e Cardiologia riabilitativa per cominciare il percorso di riabilitazione cardiologica (con ottimizzazione dei fattori di rischio e della terapia farmacologica, valutazione dietologica e psicologica, esercizio fisico adattato nella palestra medica).
Duecento cittadini alla giornata delle “Cardiologie Aperte” di Mirano, trenta dei quali a rischio cardiologico e uno addirittura con diagnosi di angina da sforzo. L’evento, organizzato oggi, giovedì 11 febbraio, dall’Associazione Cuore Amico Mirano onlus assieme al Dipartimento Cardiovascolare e a quello della Prevenzione della Ulss 13 e promosso dall’Anmco, è uno dei momenti più attesi dalla popolazione del territorio, che risponde ogni anno con una importante adesione. In questa occasione, infatti, viene messa in campo una vera e propria “task force” per la salute del cuore: volontari, medici, infermieri. Tutti schierati al piano terra dell’Ospedale di Mirano, dove sono ubicati gli ambulatori cardiologici, per fornire informazioni sui corretti stili di vita ed eseguire una serie di esami utili per lo screening dei fattori di rischio coronarico (misurazione della glicemia, del colesterolo e della pressione e la valutazione della presenza di fibrillazione atriale). A prestarsi come testimonial della Giornata di prevenzione, anche il direttore generale della Ulss 13 Giuseppe Dal Ben che è passato in reparto, col sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello e del Comune di Noale Patrizia Andreotti, ed ha salutato i cittadini in sala e gli operatori insieme ai volontari.
Nell’occasione, il Dg si è fatto misurare la pressione dal primario facente funzioni della Cardiologia Salvatore Saccà. “Sono rimasto molto colpito dalla partecipazione – ha detto il Dg Dal Ben – tanto che mi hanno riferito che la gente ha cominciato ad arrivare già dalle 7.00 di questa mattina. Un evento molto ben organizzato e qui si vede il tocco del presidente dell’Associazione Cuore Amico Nicolò Cammarata, capace di sensibilizzare e di coinvolgere in momenti importanti, come questi sulla prevenzione, che sono l’anticamera della buona salute”. “Abbiamo visto circa duecento persone – hanno raccontato il dottor Saccà insieme al primario facente funzioni della Medicina dello Sport e della Cardiologia riabilitativa dottor Franco Giada – di tutte abbiamo raccolto i dati clinici facendo un’anamnesi accurata; inoltre sono stati sottoposti agli esami di screening. Ad un 15% di questi cittadini abbiamo rilevato dei valori anomali, motivo per cui li abbiamo subito inviati ad effettuare una visita cardiologica e un elettrocardiogramma (consegnando a ciascuno, gratuitamente, il bancomheart, una schedina a forma di bancomat dove dentro viene registrato il tracciato)”. Tra le persone con parametri anomali del cuore, oggi, il personale della Cardiologia ha individuato anche un cittadino a rischio infarto. “In questa Giornata, inoltre, abbiamo preso in carico un utente – hanno continuato i due medici – con una diagnosi di angina da sforzo. Lo stiamo monitorando, a breve eseguirà una coronarografia e, se questa sarà positiva, sarà subito sottoposto ad una angioplastica per la dilatazione (col famoso palloncino) dell’arteria”. Ogni mese, nella Cardiologia di Mirano, vengono eseguiti circa 130 elettrocardiogrammi (escluse le emergenze). Si eseguono circa 2500 procedure interventistiche all’anno, di cui un migliaio solo di coronarografie e novecento angioplastiche. Si ricorda che il malato cardiovascolare è preso in carico a 360° dal Dipartimento Cardiovascolare e questo significa che prima di essere dimesso, viene valutato dal cardiologo che decide se inviarlo poi a Noale in Medicina dello Sport e Cardiologia riabilitativa per cominciare il percorso di riabilitazione cardiologica (con ottimizzazione dei fattori di rischio e della terapia farmacologica, valutazione dietologica e psicologica, esercizio fisico adattato nella palestra medica).
mercoledì 10 febbraio 2016
LA GASTROENTEROLOGIA DI DOLO, E' IL " PRONTO SOCCORSO " DELL'APPARATO DIGERENTE
La Gastroenterologia di Dolo è il “pronto soccorso” dell’apparato digerente
Un servizio preparato e specializzato ad affrontare le urgenze che negli ultimi anni sono aumentate del 50%
équipe di Gastroenterologia di Dolo col responsabile in seconda fila al centro
La Gastroenterologia di Dolo è il “pronto soccorso” dell’apparato digerente. Un servizio di eccellenza costituito da un nucleo di professionisti che, a fianco dell’attività ordinaria (screening colon, indagini diagnostiche, interventi endoscopici), in questi ultimi mesi, si è sempre più specializzato nelle emergenze-urgenze causate prevalentemente da emorragie (per ulcere, varici esofagee e da terapie anticoagulanti ed antiaggreganti). Motivo per cui, al servizio dolese sono stati forniti sei posti letto e strumentazioni sempre più all’avanguardia. “A fianco degli apparecchi endoscopici tradizionali – ha spiegato il responsabile Renato Marin – che ci permettono di somministrare al paziente la terapia iniettiva, termica e meccanica, capace di trattare efficacemente le emorragie qualora siano ben localizzate, abbiamo recentemente acquisito delle “pistole a spruzzo” con cui possiamo gestire molto bene anche le emorragie nelle forme diffuse. In pratica si spruzza nella zona interessata una sostanza che sembra schiuma e che trattiene, isolandola e bloccandola, l‘emorragia”.
Il servizio, che è situato al terzo piano del nuovo monoblocco insieme a Medicina, snocciola numeri importanti di attività. “Eseguiamo circa 6000 indagini strumentali all’anno – ha continuato Marin – di cui circa 4000 solo per gli esterni. Facciamo 700 colonscopie, come esame di secondo livello per lo screening del tumore del colonretto, più 2000 visite ambulatoriali (incentrate prevalentemente alla diagnosi e cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali, delle patologie epatobiliari specie sul versante dell’epato-virologia, la celiachia, la sorveglianza di situazioni a rischio come l’Esofago di Barrett e la displasia gastrica) e 250 prestazioni in urgenza. Queste ultime sono aumentate del 50% negli ultimi due anni, e son cresciute sia perché la popolazione invecchia ed ha più problemi, e anche perché col servizio così ben potenziato e organizzato, ci arrivano dai vari reparti sempre più casi da trattare”. Un servizio che, per determinate patologie, permette di evitare il trattamento chirurgico in oltre il 90% dei casi. “Possiamo trattare l’ulcera con micro apparecchi – ha aggiunto il dottor Marin – entrando attraverso la bocca, senza dover tagliare l’addome del paziente che, in un paio di giorni può così rientrare a casa propria con un recupero funzionale molto più veloce e facile. Apparecchi simili a piccole pinze che, a seconda dei casi, bruciano l’ulcera o la chiudono con delle apposite clip, bloccando una delle cause più frequenti di emorragia digestiva”. “Promuovere servizi sempre più a misura del paziente - ha dichiarato il direttore generale dell’Ulss 13 Giuseppe Dal Ben – significa erogare servizi sempre più flessibili, specializzati e di qualità per rispondere in maniera puntuale ai bisogni di salute che nel tempo possono cambiare”.
équipe di Gastroenterologia di Dolo col responsabile in seconda fila al centro
La Gastroenterologia di Dolo è il “pronto soccorso” dell’apparato digerente. Un servizio di eccellenza costituito da un nucleo di professionisti che, a fianco dell’attività ordinaria (screening colon, indagini diagnostiche, interventi endoscopici), in questi ultimi mesi, si è sempre più specializzato nelle emergenze-urgenze causate prevalentemente da emorragie (per ulcere, varici esofagee e da terapie anticoagulanti ed antiaggreganti). Motivo per cui, al servizio dolese sono stati forniti sei posti letto e strumentazioni sempre più all’avanguardia. “A fianco degli apparecchi endoscopici tradizionali – ha spiegato il responsabile Renato Marin – che ci permettono di somministrare al paziente la terapia iniettiva, termica e meccanica, capace di trattare efficacemente le emorragie qualora siano ben localizzate, abbiamo recentemente acquisito delle “pistole a spruzzo” con cui possiamo gestire molto bene anche le emorragie nelle forme diffuse. In pratica si spruzza nella zona interessata una sostanza che sembra schiuma e che trattiene, isolandola e bloccandola, l‘emorragia”.
Il servizio, che è situato al terzo piano del nuovo monoblocco insieme a Medicina, snocciola numeri importanti di attività. “Eseguiamo circa 6000 indagini strumentali all’anno – ha continuato Marin – di cui circa 4000 solo per gli esterni. Facciamo 700 colonscopie, come esame di secondo livello per lo screening del tumore del colonretto, più 2000 visite ambulatoriali (incentrate prevalentemente alla diagnosi e cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali, delle patologie epatobiliari specie sul versante dell’epato-virologia, la celiachia, la sorveglianza di situazioni a rischio come l’Esofago di Barrett e la displasia gastrica) e 250 prestazioni in urgenza. Queste ultime sono aumentate del 50% negli ultimi due anni, e son cresciute sia perché la popolazione invecchia ed ha più problemi, e anche perché col servizio così ben potenziato e organizzato, ci arrivano dai vari reparti sempre più casi da trattare”. Un servizio che, per determinate patologie, permette di evitare il trattamento chirurgico in oltre il 90% dei casi. “Possiamo trattare l’ulcera con micro apparecchi – ha aggiunto il dottor Marin – entrando attraverso la bocca, senza dover tagliare l’addome del paziente che, in un paio di giorni può così rientrare a casa propria con un recupero funzionale molto più veloce e facile. Apparecchi simili a piccole pinze che, a seconda dei casi, bruciano l’ulcera o la chiudono con delle apposite clip, bloccando una delle cause più frequenti di emorragia digestiva”. “Promuovere servizi sempre più a misura del paziente - ha dichiarato il direttore generale dell’Ulss 13 Giuseppe Dal Ben – significa erogare servizi sempre più flessibili, specializzati e di qualità per rispondere in maniera puntuale ai bisogni di salute che nel tempo possono cambiare”.
martedì 2 febbraio 2016
I ROBOT ESISTONO E " OPERANO" ALL'OSPEDALE DELL'ANGELO
(02.01.16) In servizio da un anno esatto, il Robot Operatorio all’Angelo si rivela una risorsa importantissima. Gli interventi effettuati utilizzando le metodiche di chirurgia robotica sono stati infatti ben 143 in questi dodici mesi. “I numeri dicono che il Robot ‘Da Vinci’ – spiega il direttore dell’Ospedale dottor Onofrio Lamanna – viene messo in funzione e opera già mediamente una volta ogni due giorni, se si considera la sospensione dell’attività nel mese di agosto. Una volta ogni due giorni quindi questa tecnologia d’eccellenza consente ai nostri chirurgi di operare con l’assoluta precisione che solo questo strumento può offrire, e con la ‘delicatezza’ di intervento sua propria, fondamentale per il paziente: l’utilizzo del Robot garantisce infatti minore invasività, minor sanguinamento, minori tempi di recupero”.
“Siamo certi che continueranno a crescere nei prossimi mesi – continua il direttore Lamanna – i vantaggi portati dall'acquisizione, qui all'Angelo, del Robot operatorio. Tutte le Unità Operative che lo hanno utilizzato hanno via via acquisito, infatti, una confidenza sempre maggiore. E’ migliorata sempre più la casistica affrontata, e quindi il Robot viene usato per un ventaglio di interventi sempre maggiore e sempre più appropriato. E sono continuamente diminuiti i tempi degli interventi, a vantaggio del lavoro dei chirurghi e a vantaggio degli utenti che subiscono l’operazione”.
In questi dodici mesi il Robot da Vinci è stato utilizzato per il 51% per interventi di Urologia, per il 39% per interventi di Chirurgia Generale, per il 7% di Ginecologia, per il 3% di Otorinolaringoiatria.
“Il Robot Operatorio – aggiunge il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben – è una risorsa che l’Ulss 12 e l’Ospedale di Mestre condividono con le équipe chirurgiche dell’ambito provinciale. In questi mesi, infatti, sono giunte all’Angelo per operare con il Robot Da Vinci diverse équipe chirurgiche provenienti da tutta la provincia. Nessuna ha riscontrato difficoltà: sempre corretto è stato l’inserimento dei chirurghi nei meccanismi organizzativi della nostra Piastra Operatoria, e sempre corretta è stata l’accoglienza dei pazienti per l’intervento e poi per il ricovero presso i Reparti. E se le chirurgie dell'Angelo sono, com'è ovvio, i primi utilizzatori del Robot con 62 interventi sui 143 complessivi, si segnala un uso altrettanto intenso da parte dei chirurghi di Venezia: gli interventi operati all’Angelo, utilizzando il Robot, dalle équipe chirurgiche del Civile sono stati 60, in questo primo anno”. Tra le Ulss provinciali, l'Ulss 14 di Chioggia è la prima utilizzatrice del Robot dell'Angelo, con 14 interventi; sono 6 gli interventi già realizzati a Mestre dai chirurghi dell'Ulss 10 di San Donà; i chirurghi dell'Ulss 13 di Mirano hanno realizzato fin qui un intervento.
Il Robot Operatorio dell’Angelo viene utilizzato dalle équipe chirurgiche dei presidi ospedalieri di tutta la provincia, il che significa che dei vantaggi della chirurgia robotica godono pazienti di tutte le Ulss provinciali. Per permettere questa collaborazione, è stato costituito da subito, intorno alla preziosa attrezzatura, il “Centro di Chirurgia Robotica inter-aziendale della provincia di Venezia”. Il Centro ha sede all’Ospedale dell’Angelo, ospedale HUB per il territorio, ed è costituito dalla strumentazione, dalla sala operatoria dedicata al Robot e dal personale sanitario impiegato. Una procedura disciplina le modalità di utilizzo del Robot e delle dotazioni connesse da parte dei chirurghi delle Aziende Ulss provinciali; lo stesso protocollo disciplina l’accoglienza all’Angelo dei pazienti, dall’intervento alla successiva degenza e fino alla dimissione.
mercoledì 20 gennaio 2016
UNA NUOVA TERAPIA DEL DOLORE AGISCE SUI COMPORTAMENTI ANORMALI DEL SISTEMA NERVOSO
(20.01.16) Nella cura del dolore, non sempre il sistema nervoso è un alleato affidabile; a volte anzi si comporta in modo anomalo. E’ per questo che la medicina del dolore cerca e disegna nuove strategie terapeutiche, che “correggono” proprio le alterazioni della comunicazione del sistema nervoso.
Lo spiega in termini scientifici il dottor Giuseppe Calcarella, Primario di Terapia Antalgica dell’Ulss 12: “La ricerca più recente – spiega – è giunta ad una nuova conoscenza della struttura e del funzionamento del sistema nervoso. Ora sappiamo che questo potente apparato di conduzione di informazioni dalla periferia al cervello, e di ordini dal cervello alla periferia, non è ‘neutrale’. E soprattutto non è affatto vero che i meccanismi nervosi ed immunitari abbiano come unico risultato il ripristino della funzione alterata e la guarigione. Al contrario, essi possono a volte suscitare dinamiche di mantenimento e di amplificazione degli effetti della lesione originaria; in certi casi, addirittura, il sistema nervoso produce effetti di vera e propria distruzione della sede somatica, cioè della ‘parte malata’, e questo accade, in alcuni casi, quando i meccanismi nervosi non riescono a ripararne la lesione, o non sono in grado di normalizzarne il funzionamento”.
Questo progresso delle conoscenze ci ha portato a considerare le malattie non più esclusivamente come ‘degenerazioni d’organo’, ma anche come conseguenze di alterazioni della comunicazione nervosa tra sistemi, organi e tessuti. I medici, ed in particolare i medici che lavorano sul dolore come il dottor Calcarella, hanno sentito sempre più forte la necessità, a fianco degli schemi terapeutici tradizionali, di nuove “terapie neurali” capaci cioè di intervenire direttamente ed efficacemente sul piano della regolazione nervosa e neuro-immunitaria.
“In molte malattie che generano dolore cronico – sottolinea il Primario Calcarella – è lo stesso sistema nervoso ad essere bersaglio di lesioni o alterazioni; si genera così un tipo particolare di dolore dal complesso trattamento, il ‘dolore neuropatico’. In altri casi delle malattie croniche degenerative, come l’artrosi, generano un vero e proprio ‘bombardamento’ di informazioni dolorose che alterano il funzionamento del sistema nervoso: questo fenomeno si chiama ‘sensibilizzazione centrale’ del dolore. In entrambi i casi si deve intervenire sul sistema nervoso per trattare il dolore che diventa esso stesso malattia con importanti ripercussioni sulla qualità della vita dei pazienti e un importante costo sociale”.
Ne hanno parlato anche nel Congresso svoltosi nei giorni scorsi all’Hotel Monaco & Grand Canal a Venezia, dedicato proprio a questa branca della medicina che si chiama “neuromodulazione”. “Col termine ‘neuromodulazione’ – spiega il dottor Calcarella – viene oggi identificata quella vastissima materia medica che studia i processi nervosi implicati nella genesi delle malattie, e che applica le ‘terapie neurali’ per la loro correzione”. “Si tratta di un settore estremamente promettente della ricerca e della clinica – conclude il Primario – in rapidissima ascesa nell’interesse dei medici e dei malati in tutto il mondo, e che a Venezia ha visto in questi giorni gli esperti di livello nazionale a confronto sui progressi già compiuti e su quelli che si potranno compiere da qui in avanti nella cura del dolore”.
Il Primario Calcarella: “Una nuova terapia del dolore
agisce sui comportamenti anormali del sistema nervoso”
Questo progresso delle conoscenze ci ha portato a considerare le malattie non più esclusivamente come ‘degenerazioni d’organo’, ma anche come conseguenze di alterazioni della comunicazione nervosa tra sistemi, organi e tessuti. I medici, ed in particolare i medici che lavorano sul dolore come il dottor Calcarella, hanno sentito sempre più forte la necessità, a fianco degli schemi terapeutici tradizionali, di nuove “terapie neurali” capaci cioè di intervenire direttamente ed efficacemente sul piano della regolazione nervosa e neuro-immunitaria.
“In molte malattie che generano dolore cronico – sottolinea il Primario Calcarella – è lo stesso sistema nervoso ad essere bersaglio di lesioni o alterazioni; si genera così un tipo particolare di dolore dal complesso trattamento, il ‘dolore neuropatico’. In altri casi delle malattie croniche degenerative, come l’artrosi, generano un vero e proprio ‘bombardamento’ di informazioni dolorose che alterano il funzionamento del sistema nervoso: questo fenomeno si chiama ‘sensibilizzazione centrale’ del dolore. In entrambi i casi si deve intervenire sul sistema nervoso per trattare il dolore che diventa esso stesso malattia con importanti ripercussioni sulla qualità della vita dei pazienti e un importante costo sociale”.
Ne hanno parlato anche nel Congresso svoltosi nei giorni scorsi all’Hotel Monaco & Grand Canal a Venezia, dedicato proprio a questa branca della medicina che si chiama “neuromodulazione”. “Col termine ‘neuromodulazione’ – spiega il dottor Calcarella – viene oggi identificata quella vastissima materia medica che studia i processi nervosi implicati nella genesi delle malattie, e che applica le ‘terapie neurali’ per la loro correzione”. “Si tratta di un settore estremamente promettente della ricerca e della clinica – conclude il Primario – in rapidissima ascesa nell’interesse dei medici e dei malati in tutto il mondo, e che a Venezia ha visto in questi giorni gli esperti di livello nazionale a confronto sui progressi già compiuti e su quelli che si potranno compiere da qui in avanti nella cura del dolore”.
Il Primario Calcarella: “Una nuova terapia del dolore
agisce sui comportamenti anormali del sistema nervoso”
mercoledì 13 gennaio 2016
PER NON ANDARE DAL DENTISTA PER POCO CI LASCIA LE PENNE
sabato 2 gennaio 2016
DAL BEN INCONTRA I SINDACI E COMINCIA A LAVORARE CON LORO PER UNA BUONA SANITA'
Dal Ben incontra i sindaci e comincia a lavorare con loro per una buona sanità nella Ulss 13
Obiettivi: nuovo Ps e adeguamenti strutturali a Dolo, nascita di una rete di poli territoriali complementari agli Ospedali, investimenti tecnologici
2 gennaio: incontro coi sindaci dell’Ulss 13. Ha cominciato già da subito il neo direttore Giuseppe Dal Ben il percorso di condivisione con le autorità locali, ascoltando le loro osservazioni e le loro idee, rassicurando che in questo anno di “commissariamento” della Ulss 13 l’Azienda sanitaria manterrà la sua autonomia gestionale e di bilancio, cercando di migliorare i servizi senza spostarli, conservando e dando giusto merito alle eccellenze degli Ospedali (solo due esempi: la Cardiologia ed Emodinamica di Mirano e la Medicina dello Sport di Noale). “Arrivo in questa Ulss – ha detto Dal Ben - con un decreto (193 del 30 dicembre 2015) del presidente Zaia, che ringrazio, dove gli obiettivi che mi vengono dettati sono l’attivazione a Dolo del nuovo Pronto Soccorso e l’adeguamento strutturale del medesimo Ospedale. L’attenzione va posta sempre alla persona che non solo va curata quando arriva da noi, ma deve essere ben accolta, anche con un sorriso, ascoltata e accompagnata ai servizi. Ho voluto subito incontrare i sindaci per cominciare subito un percorso insieme, affrontare le tematiche più urgenti sul territorio, condividere la programmazione sociosanitaria”. Dal Ben ha evidenziato subito l’importanza del tema della sicurezza “con servizi di emergenza-urgenza efficaci e di qualità, che si possono garantire con le giuste professionalità e le tecnologie più moderne, ma anche con strutture edilizie adeguate: da qui l’importanza di lavorare al più presto per la realizzazione del nuovo Pronto Soccorso di Dolo”.
Inoltre ha ricordato l’importanza della “partita” del territorio”, perché “è giusto che il cittadino come sa individuare il presidio ospedaliero, sappia anche individuare un polo territoriale (riunendo in una stessa sede medici di famiglia, pediatri, medici specialisti, infermieri, ecc.), distribuito su tutto il territorio e capace di dare risposte: insomma, una rete di poli sociosanitario che devono essere complementari all’Ospedale. E se riusciremo a sviluppare in maniera adeguata l’assistenza territoriale in questo modo, questo non solo gioverà ai cittadini che riceveranno le giuste cure, ciascuno cioè avrà davvero quello che gli serve in tema di salute, ma permetterà anche di guardare davvero agli Ospedali solo per le acuzie e ai Pronto Soccorsi solo per le emergenze”. Dopo i sindaci, il direttore generale della Ulss 13 incontrerà i convenzionati, i dipendenti dell’Azienda sanitaria, i lavoratori, il mondo del volontariato. Un lavoro, quello del nuovo direttore dal Ben che verrà portato avanti per ora con la terna prorogata della squadra strategica (Livio Dalla Barba come direttore sanitario, Patrizia Mangione come direttore amministrativo e Michele Maglio come direttore dei servizi sociali), che ha come mission principale l’attenzione dell’utente che deve sentirsi “nelle nostre strutture” accolto come se fosse a casa propria”.
2 gennaio: incontro coi sindaci dell’Ulss 13. Ha cominciato già da subito il neo direttore Giuseppe Dal Ben il percorso di condivisione con le autorità locali, ascoltando le loro osservazioni e le loro idee, rassicurando che in questo anno di “commissariamento” della Ulss 13 l’Azienda sanitaria manterrà la sua autonomia gestionale e di bilancio, cercando di migliorare i servizi senza spostarli, conservando e dando giusto merito alle eccellenze degli Ospedali (solo due esempi: la Cardiologia ed Emodinamica di Mirano e la Medicina dello Sport di Noale). “Arrivo in questa Ulss – ha detto Dal Ben - con un decreto (193 del 30 dicembre 2015) del presidente Zaia, che ringrazio, dove gli obiettivi che mi vengono dettati sono l’attivazione a Dolo del nuovo Pronto Soccorso e l’adeguamento strutturale del medesimo Ospedale. L’attenzione va posta sempre alla persona che non solo va curata quando arriva da noi, ma deve essere ben accolta, anche con un sorriso, ascoltata e accompagnata ai servizi. Ho voluto subito incontrare i sindaci per cominciare subito un percorso insieme, affrontare le tematiche più urgenti sul territorio, condividere la programmazione sociosanitaria”. Dal Ben ha evidenziato subito l’importanza del tema della sicurezza “con servizi di emergenza-urgenza efficaci e di qualità, che si possono garantire con le giuste professionalità e le tecnologie più moderne, ma anche con strutture edilizie adeguate: da qui l’importanza di lavorare al più presto per la realizzazione del nuovo Pronto Soccorso di Dolo”.
Inoltre ha ricordato l’importanza della “partita” del territorio”, perché “è giusto che il cittadino come sa individuare il presidio ospedaliero, sappia anche individuare un polo territoriale (riunendo in una stessa sede medici di famiglia, pediatri, medici specialisti, infermieri, ecc.), distribuito su tutto il territorio e capace di dare risposte: insomma, una rete di poli sociosanitario che devono essere complementari all’Ospedale. E se riusciremo a sviluppare in maniera adeguata l’assistenza territoriale in questo modo, questo non solo gioverà ai cittadini che riceveranno le giuste cure, ciascuno cioè avrà davvero quello che gli serve in tema di salute, ma permetterà anche di guardare davvero agli Ospedali solo per le acuzie e ai Pronto Soccorsi solo per le emergenze”. Dopo i sindaci, il direttore generale della Ulss 13 incontrerà i convenzionati, i dipendenti dell’Azienda sanitaria, i lavoratori, il mondo del volontariato. Un lavoro, quello del nuovo direttore dal Ben che verrà portato avanti per ora con la terna prorogata della squadra strategica (Livio Dalla Barba come direttore sanitario, Patrizia Mangione come direttore amministrativo e Michele Maglio come direttore dei servizi sociali), che ha come mission principale l’attenzione dell’utente che deve sentirsi “nelle nostre strutture” accolto come se fosse a casa propria”.
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